Timori stellari 21 Febbraio 2008
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Da quando il dring ha commesso l’errore di riguardare (credo per la settecentonovantaduesima volta) tutta la saga di Guerre Stellari, marlonbrando si è fissato su Luke Skywalker e compagni. ‘Sente’ le avventure come sue, e non mi meraviglierei se cominciasse a chiamarmi Leia.

(ecco, via Noantri, il regalo ideale per la festa della mamma)
Ieri l’altro il responsabile di tutto ciò, con la sua flemma direi quasi britannica, ha espresso il desiderio di portare il bambino all’Università. “Sai, in dipartimento abbiamo un’imitazione di R2d2 a grandezza naturale. Nelle intenzioni dei suoi progettatori avrebbe dovuto girellare per i corridoi dell’istituto, controllando se la rete era in funzione. Siccome ci sono stati dei problemi, lo hanno abbandonato in un’aula. Il piccolo ne sarebbe sicuramente entusiasta.”
Questo spiega molto sullo stato della ricerca in Italia - soprattutto sullo stato mentale dei ricercatori - e temo fortemente che quel retaggio informatico prima o poi finirà nel mio salotto.
Quelli che distinguono parole da parole 18 Febbraio 2008
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marlonbrando non è che sia così portato per la favella. è un tesoro, affettuoso al punto giusto, sveglio, simpatico, molto attivo e movimentato, ma non è molto precoce nel parlare.
oggi, alla veneranda età di 19 mesi, ha un bagaglio lessicale composto da una ventina di termini, di cui poco più della metà in italiano e il resto in spagnolo. italiano e spagnolo tutti suoi, sia detto per inciso.
mamma lo disse che ancora non aveva 5 mesi
babba/papà sui sette
nel frattempo aveva iniziato a chiamarmi iaia, perché non gli tornava di usare una parola diversa dal resto del mondo, e poi non sopportava che io chiamassi ‘mamma’ mia madre
pappa e no vennero poco dopo
agua/acqua verso i nove
cacca prima di compiere un anno, così come cocco/etta, ossia biscotto o galletta
zazzà, che è il ritornello di Bartali di Paolo Conte, indicava la musica in generale
e lì si è fermato per un bel po’.
in seguito si è prodotto in ecco, con le varianti eccolo/eccola
susso, poi diventato un chiaro ciuccio
dimostra di essere educato come il padre, perché non se lo mette mai in bocca senza aver prima chiesto il permesso. lo prende, mi guarda con sguardo complice e dice: “mamma, ciuccio?“. quando gli dico di no, non si dà per vinto, e continua con la perorazione “mamma, ciuccio?“, fingendo un’espressione sempre più complice. poi sbatte gli occhioni da bambi e arriva quasi a sfoggiare il proverbiale labbrino. però fino a che non gli do il permesso non lo mette in bocca. a volte andiamo avanti per ore.
asta, che deriva dallo spagnolo canasta, ossia canestro, e indica qualsiasi tipo di sport, sia praticato da lui medesimo in persona, che visto in televisione
nanna, che è sua zia Anna, mentre la maestra del nido Anna la chiama col suo nome
anco è Danko, il pitbull dei vicini (mentre Pulcinea e la nonna le dà per scontate e non le chiama mai)
pappe/patos sono le scarpe o los zapatos (da tempo una sua fissazione), mentre orro è il cappello, gorro in spagnolo (è già schiavo della moda, come la mamma)
oh-oh è il cavallo, dalla celebre canzone di Vecchioni
sa fare i versi di tutti gli animali, ippopotamo e giraffa compresi. qualche settimana fa mi ha portato una mucca e ha detto muuuh, poi ha aperto un libro su un bradipo e mi ha detto braaaah.
poi, e in questo si nota già la tendenza all’ingegneritudine, si esibisce in una galleria di personaggi di Guerre stellari, ossia
tittì = R2d2 e accompagna il gorgoglio con dei movimenti che imitano quelli del robot
abba = Jabba the Hut e fa finta di mangare insetti
ade = Darth Vader e ne imita perfettamente il rantolo
luc = Luke Skywalker
se poi gli si chiede come si chiama, ripete luc fino allo sfinimento. non credo che sia perché ha capito che quello è davvero il suo cognome, penso piuttosto che abbia ereditato dalla madre una certa mitomania.
da una settimana a questa parte ha imparato le parole magiche: AZIE e P’FORE e non ha più dubbi: il mondo da adesso in poi sarà ai suoi piedi.
A sigh is just a sigh… 8 Febbraio 2008
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Presto farò a marlonbrando il discorso che mi fece mio padre quando ero piccola, e che mio nonno aveva fatto a lui, e dirò quanto segue: “Amore, in questa casa sosteniamo le libertà personali, quindi tu sarai libero di crescere come vuoi. Potrai votare quel che ti pare, studiare quel che preferisci, sposare chi ti pare e fare il lavoro che più ti aggrada. Però tiferai Inter, e su questo non si discute.”
Premetto, firmo e stottoscrivo.
Però non posso negare di avere una preferita tra le fidanzate di mio figlio. Tralasciando quelle del Trovamici, che sono più grandi e se lo coccolano e spupazzano mentre lui siede su una poltronciona (tra Maria De Filippi e don Vito Corleone, inguardabile), ne ho individuate due e mezzo.
marlonbrando über alles 5 Febbraio 2008
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Raccontavo ieri alla nonna wi-fi, pedagogista con master conquistato sul campo, che marlonbrando sta diventando un po’ prepotente e la cosa mi preoccupa. Lei, serafica, ha risposto che è normale che i bambini verso i due anni attraversino una fase “yo por encima de todo”, siccome lui è abbastanza adelantado, la attraversa a un anno e mezzo.
Io e il dring abbiamo pensato la stessa cosa: “Lui por encima de todo c’è nato.”
Cicli e ricicli 1 Febbraio 2008
Posted by chiaradavinci in da vinci's family, dring, marlonbrando è sempre lui.4 comments
Da bravo figlio di dring, prima di fare le cose marlonbrando chiede il permesso. Vuole il ciuccio? Lo prende, lo indica al genitore presente, fa sì con la testa e se lo mette in bocca indipendentemente dalla nostra risposta, dimostrando così di essere figlio pure di sua madre.
Dal padre ha ereditato anche una certa tendenza all’ordine. Già da qualche mese, se a merenda mangia una banana o un mandarino, va a buttare le bucce nella spazzatura. Non ditemi che sono una brava mamma, perché non gliel’ho insegnato, mi sa che è una di quelle cose che stanno in un cromosoma che mi manca.
Ieri ha finito i biscotti, ha appallottolato la busta vuota e l’ha buttata nella spazzatura. Io l’ho abbracciato forte e gli ho detto che sono molto orgogliosa di lui. Il babbo invece l’ha guardato maluccio: “Le buste come quella vanno trai rifiuti riciclabili, non tra quelli biologici.”

Tra Edipo e Tonino Guerra 30 Gennaio 2008
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In casa davinci abbiamo un frigorifero grandissimo, però lo abbiamo incassato in un mobile da cucina e non ci possiamo attaccare le calamite. Così ho comprato una lavagnetta magnetica e le ho messe tutte lì.
La mia preferita è una margherita fucsia.

(manca sempre meno a primavera)
Fin da quando era piccolo piccolo (praticamente mai) marlonbrando vuole giocarci. La prendiamo, tocchiamo insieme i petali e gli faccio m’ama-non m’ama,[1] ma solo perché sono dispari: lo voglio crescere ottimista.
L’altro giorno è venuto un amichetto a trovarlo, lui ha preso la margherita e ha iniziato a toccare i petali uno a uno, ripetendo tutto concentrato: “maMma, maMma, maMma…”
[1] No, non mi vesto da Marco Predolin e non lo rincorro sugli scalini illuminati. Se capite la battuta, siete vecchi.
Mi arrendo 28 Gennaio 2008
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Sabato raccontavo a un amico del Trovamici, il posto dove porto marlonbrando perché giochi a fare finta.
Da bravo ingegnere informatico (me le cerco, lo so, me le cerco), mi ha risposto: “Dici che non vuoi comprargli la Playstation e poi lo fai entrare in una Second Life in miniatura, che ha pure il nome di una chat.”

Nonna wi-fi 25 Gennaio 2008
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Mia suocera è eccezionale. Sul serio. È giovane, in gamba e molto, molto moderna. Ha un conto bancario online, scrive mail alle nipoti tredicenni e chattiamo tutti i giorni via Skype. Sinceramente, non mi meraviglierei se scoprissi che ha pure un Tumbleblog, qualche video su Youtube o un account Facebook.

(se digito male, mi corrigirete)
Ieri al Trovamici la maestra ha chiesto a Jessica Rabbit “dov’è tua nonna?” Mentre la bimba indicava la mamma di sua mamma, seduta sul divano, marlonbrando indicava un pc.
Capitani di sventura 18 Gennaio 2008
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Seconda visita al Trovamici di marlonbrando.
Dopo aver salutato con un cenno del capo gli amici (i preferiti sono un Ewok dagli occhi blu, una sinuosa rossa tutto pepe e un fricchettone che lo bacia cameratescamente) il nano è andato all’attacco dell’educatrice, giovane, magra e molto carina.[1] Ha cantato “Oh oh cavallo”, ha imitato per lei R2D2 di Guerre Stellari e poi, senza perdere l’aplomb da duro, le ha sbattuto gli occhi.
La sventurata rispose e lo prese in braccio. Raggiunto il metro e ottanta (la sventurata è pure parecchio alta, sia detto con una leggera invidia), marlonbrando ha afferrato delle rose finte, le ha detto con lo sguardo “Un giorno capirai” e ha indicato il pavimento. Poi mi ha rivolto uno dei suoi sorrisi assassini e me le ha portate.
E quest’altra sventurata si squagliò.
Facciamo finta che… 15 Gennaio 2008
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La settimana scorsa ho portato marlonbrando al Trovamici. È un posto carino, messo a disposizione dal comune, dove le mamme e i bambini si incontrano e giocano tutti insieme a fare finta. C’è una cucina, una sala pranzo, un ufficio, una camera da letto con il necessario per farsi belli, un armadio pieno di costumi, il reparto lavanderia, una bella biblioteca, la stanza dei bottoni, quella dei giornali e una parte con vari negozi. Quando abbiamo lasciato i bambini liberi di andare dove volevano, tutti si sono diretti verso la cucina. Però, mentre la maggior parte di loro si è avventata sulle pentole, marlonbrando, calmo calmo, si è seduto a tavola. Gli altri sgomitavano per far finta di cucinare, mentre lui, bello compito, restava fermo al suo posto, con in mano la forchetta e il piatto.
Di solito al nido, appena arrivano, fanno sedere i bambini a tavola e danno loro uno spuntino a base di frutta e yogurt. Evidentemente marlonbrando pensava che anche lì sarebbe successa la stessa cosa e aspettava fiducioso. Quando sono arrivate le bistecche di plastica e il pollo di cartapesta, mio figlio mi ha guardato come a dire “Qui ci prendono per il culo”. Ha poi raggiunto il massimo dello sconforto quando una bambina più grande gli ha detto: “Ecco un pezzo di pane” e gli ha offerto un sasso. Marlonbrando, che ancora non ha capito cosa vuol dire astrazione, mi è venuto in braccio, ha messo il muso e non ha voluto più giocare con nessuno.
Va bene fare finta, ma la merenda è una cosa parecchio seria.
Cose (anche) da uomini 9 Gennaio 2008
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Visto che all’asilo è il suo gioco preferito, a Natale ho convinto mia madre a regalare a marlonbrando una cucina in miniatura.

Noi intellettuali di sinistra non badiamo alle divisioni sessiste dei lavori di casa, l’ho già spiegato di là, pertanto riceverà presto in regalo anche un aspirapolvere, una lavatrice, uno stendino e un ferro da stiro.
Quando gli prendono delle fisse strane, però, mi vengono dei dubbi. Al momento il suo passatempo preferito è andare all’armadietto del bagno e tirare fuori tutti i miei Tampax.
Pensierino: Le mie vacanze 2 Gennaio 2008
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Le mie vacanze sono state insolitamente piacevoli. Ho trascorso tanto tempo con il dring, con marlonbrando e con Pulcinea. È venuta a trovarci la sorella del dring con il marito (che si chiama come un terrorista islamico e un ex-calciatore del Torino) e abbiamo fatto quel che ci è parso nel vero senso della parola. Abbiamo mangiato quando ne avevamo voglia e quel che ci pareva, siamo usciti alle ore che volevamo uscire, in gruppo o ognuno per conto suo, e siamo stati davvero bene.
Ho preparato un sacco di cose buone. I Plätzchen in primis, che come al solito non sono piaciuti a nessuno. Poi piatti nuovi, in stile Ferran Adrià (un Gualtiero Marchesi sul pissero andante) e sono stata un po’ meno incompresa. Il post-Natale è stato all’insegna del fusion: ho cucinato lo Yufka Kebab molto a modo mio e il pollo caramellato all’ananas. E il Capodanno a riso in bianco, perché il cibo ci usciva dalle orecchie. La bella notizia è che ho preso solo un chilo. E stamani ho dato il primo sfogo dell’anno alla mia turpe voglia sul tapis-roulant della palestra.
Marlonbrando si è comportato benissimo. Lo abbiamo portato a un pranzo di battesimo e ha stupito i presenti con l’intero repertorio. Ha mangiato, cantato, ballato (da seduto, perché se si alzava temeva di perdere una portata), sbattuto gli occhi e ruttato, sempre senza strafare, perché il vero divo è low profile e catalizza l’attenzione senza troppo sforzo.
Ora è in fase baciami piccina. Non appena ha una guancia a tiro, si lancia e la bacia. Con me ha deciso di strafare: mi prende per le orecchie, mi centra la bocca e mi riempie la faccia di bava. Però stamani si è accontentato anche del postino.
Ha avuto un solo momento di defaillance la notte tra il 26 e il 27. Dopo la festa per il battesimo dell’amichetto (un’altra prova lampante che il sangue va mischiato bene per avere dei bimbi sani e belli), il salto all’aeroporto a prendere gli zii e le due ore di Guerre stellari i tv, non c’è stato verso di farlo dormire in pace. Forse ha scoperto che per un pelo non si è chiamato Skywalker. Col cognome di suo padre stava benissimo.
Evito di fare un elenco coi buoni propositi per l’anno nuovo, perché non li sopporto. Chiedo una sola cosa. Di continuare ad avere il bicchiere mezzo pieno. E di avere la forza per riuscire a vederlo come tale.
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Una lacrima sul Bounty 21 Dicembre 2007
Posted by chiaradavinci in marlonbrando è sempre lui.9 comments
Sto per rovinare una reputazione che mi sono creata con anni e anni di intenso lavoro, ma credo che ne valga la pena.
Ieri sono andata a pendere marlonbrando all’asilo e lui mi ha accolto sorridendo. Stranissimo, perché di solito manda la sua segretaria Audrey in avanscoperta, la lascia fare salotto con me (in filippino, I suppose) fino a che non ha sbrigato i suoi affari e poi mi raggiunge, tra lo scocciato e il devofaresempretuttoiomaarriveràlapensioneprimaopoi.
Ieri no, mi è corso incontro, mi si è arrampicato addosso tipo koala sotto anfetamine e, ciucciando più intensamente del solito e sfoggiando la faccia truce da ammutinato del Bounty,

(lo sguardo è questo, si ringrazia Audrey per la partecipazione)
ha indicato con estrema decisione una cesta.
La maestra ha rufolato[1] un po’ e ha tirato fuori questo:
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(ufficialmente senza titolo, ma andrebbe bene pasta la victoria, siempre!)
fatto da marlonbrando stesso con le sue zampine sante, all’età di diciassette mesi e mezzo.
Non mi vergogno a dire che ho pianto come una fontana. E anche marlonbrando era evidentemente commosso, però è sempre lui.
[1] Ricordo ai miei lettori più attenti che questo lemma – in uso oramai solo in Toscana – deriva da grufolare, secondo il De Mauro “1 spec. del maiale e del cinghiale, raspare il terreno col muso cercando cibo e grugnendo 2 estens., di qcn., mangiare rumorosamente e con ingordigia 3 fig., rovistare, frugare”. Evidentemente, l’accezione in questo contesto è la terza.
Ridere, ridere, ridere ancora… 20 Dicembre 2007
Posted by chiaradavinci in all you need is love, da vinci's family.Tags: amarcord, bicchieremezzopienismo
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Verde que te quiero verde 14 Dicembre 2007
Posted by chiaradavinci in all you need is love, egolalia, marlonbrando è sempre lui.9 comments
Come ben sanno tutti quelli che mi conoscono, oltre all’Inter, a mio marito e a mio figlio, ho altre due passioni. Una è quella per il mio ego smisurato e credevo che sarebbe stata questa a creare qualche problema a marlonbrando.1 Invece al momento sulla sua formazione psicofisica incide più l’altra. Stamani quando l’ho accompagnato all’asilo ho sentito la modella della classe sussurrare alla miss della sezione accanto: “Guarda chi è arrivato…” “Oddio, la mamma dal cappello verde (sospiro)”.
1 Anche quella per l’Inter ora come ora mi preoccupa, se continuiamo a vincere poi cresco un figlio antipatico e spocchioso.











