Yes, we che? 5 Marzo 2009
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Marlonbrando è un fan del nuovo presidente americano. Dopo l’elezione girava per casa cantando ¿Cómo se dice? ¿Cómo se llama? ¡Obama, Obama! e i due condividono sia la passione per la pallacanestro che la lotta alle lobby.
Diciamo che l’Obamunism fa per lui, anche se avrebbe parecchio da ridire sull’abolizione della proprietà privata.

Il grande cocomero 31 Gennaio 2009
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“Nano, giochiamo alla frutta, io chi sono?”
“Sei un bìui”
“Va bene, amore, io sono un kiwi, e tu?”
“Io sono sandía”
“Slurp, io adoro il cocomero, ora ti mangio…”
“Prima togli i semi”.
May the great pumpkin bring gifts to everybody. Io ci ho creduto e me ne ha portati due meravigliosi. Precisini e rompicoglioni, ma meravigliosi.
Piccoli ingegneri crescono 2 21 Gennaio 2009
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Le educatrici mi dicono che marlonbrando è portato per le costruzioni, ci passa le ore, che quando mangia la merenda butta il foglio nella spazzatura e che ha una predisposizione naturale per i numeri.
Ma adora anche il ballo, le scarpe coi tacchi, le dimostrazioni di affetto. Ama le rime, i lustrini e le eleonoradusate. Gli piace stare al centro dell’attenzione, fare caciara e le quattro del mattino (l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare).
Se l’America ha un (gran bel) presidente nero, chi vieta a me di avere un figlio ingegnere dell’anima?

Vladimir Majakovskij, ma ci starebbe bene anche una foto dei ragazzi di piazza Majakovskij.
Lassù qualcuno capirà la battuta e riderà. Za’, ci manchi.
Eldoradi terra-terra 2 Gennaio 2009
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La fantasia illimitata di marlonbrando ha generato un locus amoenus in cui rifugiarsi nei momenti di tristezza. Un Eldorado dove tutto è possibile, una terra di latte e miele senza violenza, terrore, lacrime, un paradiso terrestre a misura di nano in cui non esistono malattie, morsi di bimbi prepotenti, dottori Estivill, insegnanti di nuoto tonte, milanisti cattivi.
Quando la nonna spagnola sale sul treno per tornare a casa, è lì che va. Quando il babbo alla mattina esce per andare al lavoro, lì si dirige. Quando la mamma e l’altra nonna vanno a farsi coccolare da medici comprensivi e bellissimi, non hanno altra meta.
Vorrei entrare nella sua testolina per vedere com’è strutturato fisicamente questo luogo, se ha strade e piazze o solo fiumi di cioccolato, se gli abitanti somigliano ad allegri Humpa-Lumpa o sono omìni e donnine di panpepato, se ogni bambina che passa ti bacia, se le porte sono fatte di pizza e le finestre di schiaccia del forno di Ponzano, se i vigili fanno l’hula-hoop e se i cartelli stradali sono dipinti con le matite a cera.
E sentire i profumi che si annusano per quelle strade magiche: l’odore dei biscotti di mamma appena sfornati, della tempera colorata stesa sul foglio, del fango e dell’acqua piovana nelle pozzanghere, del pallone di cuoio con cui fare gol (in genere di Ibra), quello della neve che ha appena scoperto.
Marlonbrando e il dring lunedì a mezzogiorno atterrano a Pisa. E sarò ben felice di confrontare queste fantasie con la cruda realtà.
Hey hey Many Many, rock and roll will never die 16 Dicembre 2008
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L’orsacchiotto preferito di Leonardo si chiama Manfred, come il signore che per anni ha diretto la sezione dell’ASL di Friburgo dedicata agli studenti (perché sì, l’ASL tedesca ha una sezione speciale per gli studenti). Ricordo la prima volta che sono entrata nel suo ufficio, fresca fresca di Erasmus, col mio Ecccentoqualcheccosa in mano e tanta paura. Un signore trai quarantacinque e i cinquanta (io avevo poco più che vent’anni, sì, era un signore) coi baffi e gli occhiali scuri mi accolse, dandomi la mano, e poi andò a preparare un caffè per tutti e due. Le pareti dell’ufficio erano tappezzate di foto di Elvis, versione anni Settanta: ciuffo, frange e scarpe di serpente (no, Laura, il brillante in pieno dente, no…). Guardando meglio mi accorsi che non era Elvis, ma il signore stesso, e mi stette già più simpatico. Tornò col caffè, guardò il mio Eccentoqualcheccosa e scosse la testa. Io provai a dirgli che anche mio padre lavorava all’Asl e che se c’era qualcosa che non andava potevamo provare a chiamarlo. Lui scosse di nuovo la testa, disse (con un accento del Baden-Württemberg che nemmeno Udo della Clinica della Foresta Nera): Signorina, lei crede forse che suo padre sia l’unico dipendente dell’Asl al mondo con poteri magici? Il problema glielo risolve subito Manfred, e se avrà di nuovo bisogno, mi chiami a questo numero e mi mise in mano un biglietto da visita con su, manco a dirlo, la foto di Elvis e due lustrini. Oh yeah.
Gli anni passarono, e a me questo Manfred era rimasto nel cuore, ogni tanto passavo per offrirgli un caffè, per fare due chiacchere o per portargli i soliti Eccentoqualcheccosa e fargli scuotere allegramente la testa. Nel frattempo avevo scoperto che era una specie di celebrità lì a Friburgo. Non solo era il cantante leader della celebre band Many and the teddyshakers (e adesso si capisce il perché del nome del pupazzo), ma era pure impegnatissimo con associazioni filantropiche, sempre attento ad aiutare i giovani musicisti locali, in prima linea nella lotta al razzismo e impegnato in politica. Coi verdi, che in Germania hanno delle gran palle.
Quando io e il dring andammo a vivere insieme, ce lo ritrovammo come vicino. Si fermava sempre a chiederci come stavamo, col suo sorriso a quaranta denti e l’immarcescibile accento badisch anche quando tentava di parlare spagnolo (perché lui mandava parte dello stipendio ai bambini di un orfanotrofio di Cuba, e andava spesso a trovarli, perché ich bin ein alter Sozialist, und auch etwas mehr, sozusagen…). E sempre due parole sull’Inter o sul Barça, nonché sul Freiburg e sulla fortuna che il club aveva avuto dandomi lavoro.
Quando andai a salutarlo prima di tornare definitivamente in Italia, dieci anni esatti dopo quel primo ingresso nel suo ufficio, lo vidi commosso, e ricordo che mi chiese di portargli a conoscere i nostri figli, quando sarebbero arrivati.
Noi siamo appena tornati da Friburgo, tutti insieme. Marlonbrando ha scoperto la neve, i Wurst e gli Spätzle, ma non ha potuto conoscere Manfred. Quello con le frange e il ciuffo, voglio dire, perché se n’è andato lo scorso settembre, a sessantadue anni, e mi dicono che ha sorriso pure in faccia al cancro.

Many rocks on
Le certezze di un tronista in erba 28 Novembre 2008
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Quando marlonbrando arriva al nido, le sei fidanzate lo attendono trepidanti. Lui ne schifa una a settimana (a turno, giusto per farle stare sulle spine) e delle cinque rimanenti una va a consolare la derelitta, un’altra trattiene un compagnuccio più piccolo (un po’ troppo materiale nelle sue dimostrazioni d’affetto), le altre tre lo sbaciucchiano mentre gli tolgo il cappotto. Appena è libero, ne elimina subito un’altra e poi si spalma violentemente sul pavimento con le due sopravvissute alla selezione.
Le volte che andiamo all’asilo in passeggino, per tutto il tragitto sfoggia uno sguardo truce da tronista tamarro, tanto che arrivo a dubitare che sia figlio mio (sbaglia anche i congiuntivi).

Collega illustre che siede sul trono di Pietro e condivide con marlonbrando la passione per i copricapi (il nano ha già il casco da operaio e l'elmo da pompiere, mancano le penne dell'indiano e poi fanno i Village People)
L’unica cosa che mi piace davvero è che se una delle fanciulle non se lo fila, lui la lascia proprio perdere. Ha capito che arte e vita sono due cose diverse e che “per sempre tuo Cyrano” sono parole che arrivano al cuore, ma fuori dai libri nessuna pietà.
Perché è col quiz che si fanno i milioni 25 Novembre 2008
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L’argomento quiz televisivi spopola in queste ultime settimane sui mezzi di comunicazione e noi cavalchiamo l’onda.
Rispondendo non si vince nulla, né si scopre a quale ricamatrice bulgara si somiglia, però qualcuno forse riuscirà a indovinare cosa intendeva dire marlonbrando quando, guardando un documentario sulla natura, ha detto: “‘gnore, ‘gnore de gapa, cuidado, zan zan zan zan zan zan zan…”.

Cromatologia chiara e tonda 24 Novembre 2008
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Ieri la famiglia davinci si stava vestendo e ne ha approfittato per ripassare i colori.
Chiara: “Di che colore è vestito babbo?”
Marlonbrando: “Di verde.”
Chiara: “Di che colore è vestita mamma?”
Marlonbrando: “Di blu.”
Chiara: “E marlonbrando?”
Marlonbrando (senza la minima esitazione): “E’ bellissimo.”
Per uno che si alza la mattina e la prima cosa che fa è baciare la propria immagine allo specchio, è il minimo.
Si inizia bene la settimana… 3 Novembre 2008
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Zucche e nemesi 31 Ottobre 2008
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A me che ho sempre detestato Halloween, a me che l’unica volta che mi hanno costretto ad andare a una festa mi sono travestita da Taribo West (quello vero), a me che i vampiri e le streghe sono sempre sembrati dei bischeri, a me che l’unico libro serio che ho tradotto è un fantasy, a me che aggrottare le frontacciglia, a me che una festa importata da un paese scoperto per sbaglio, ecco, insomma, a me che Johnny Depp è il nulla montato a neve, a me che a 5 anni mia madre mi portò a un concerto di Renato Zero e mi è rimasto il trauma, proprio a me doveva toccare un figlio fissato su “Nightmare before Christmas”, che gira con le zucche da gennaio a dicembre e canta “Esto es Halloween, esto es Halloween” 365 giorni all’anno?
Saranno gli ormoni, sarà che ogni tanto mi canta pure “Amala, pazza Inter amala…”, sarà che stamani mi ha detto che mi vuole bene, ma torno a ritagliare zucche di cartone.
A ognuno il suo (idioma) 29 Ottobre 2008
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Dicevamo che marlonbrando ha capito che in questa casa non si parla una sola lingua. L’altro giorno mi ha portato una mela e ha detto: “Babbo dice manzana, mamma mela.” Poi mi ha guardato pensieroso e ha aggiunto: “Y abuela?”
Definizione dell’io 27 Ottobre 2008
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La fase in cui i bambini ripetono in continuazione “è mio” è detta dai pedagogisti “fase della definizione dell’io”.
Ieri marlonbrando era al parco con il padre e ha preparato una montagnola di polvere, sterpi e foglie secche (quella che in Toscana si chiama “monte di sudicio”). “Papà, guarda…” “No, marlonbrando, mamà dice ‘guarda’, papà dice ‘mira’. Mira.” E l’altro, imbufalito, “No, non è tua, è mia.” “Marlon, yo te he dicho simplemente ‘mira’…” “No, papà, es mìa, mìa y mìa.”
I bambini bilingui hanno una fase della definizione dell’io doppia. Marlonbrando ce l’ha doppia in estensione e doppia in intensità.
Sturm und Dring 24 Ottobre 2008
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Ricordo che quando arrivai al liceo ci fu una delle poche ondate ribelli degli anni Ottanta e alla prima manifestazione anti-Falcucci urlavamo “Se il sessantotto è stato niente male, l’ottantasei sarà eccezionale”. Poi l’ottantasei si è rivelato uguale all’ottantacinque, e pure l’ottantasette, l’ottantotto, l’ottantanove… A parte la ventata della Pantera (io ero impegnata con la maturità e al mio liceo se scioperavi ti chiamavano in presidenza e rischiavi la pubblica fustigazione), poi in Italia abbiamo avuto più o meno calma piatta. Insomma, sono una che è nata nel decennio sbagliato (e meno male, ricordava sempre quel sant’uomo di mio padre).
Per questo (e non solo per questo, ma ci siamo capìti) le manifestazioni studentesche di questi giorni mi sembrano una gran bella cosa. Mi auguro che non si sfoci nella violenza e spero davvero che i discorsi di Kossiga siano quelli che il Maestro chiama vagiti di vecchio, però è bello vedere che i giovani, i ragazzi, gli studenti hanno il coraggio di dire no, in Italia sembrano essere gli unici.
La cosa che più mi ha sconvolto è il fatto che anche il dring, in genere molto compito e irreprensibile, ieri è sceso in piazza. Si è allontanato per due lunghe ore dal tavolo da lavoro, ha mollato l’osso del pc, ha spento per 120 lunghi minuti il fuoco sacro della ricerca ed è andato a una manifestazione. Lui è uno di quelli che se occupano una stazione prima comprano il biglietto, e ce lo vedo mentre attacca un pippone di massimo due-tre minuti (se durasse di più poi dovrebbe stare zitto per due settimane) al vicino o mentre chiama “cretinetti” o “stupidino” il responsabile del Provveditorato agli studi. La sua sarà stata comunque una protesta molto zen e composta, ma è stata pur sempre una protesta, se ha mojado, come si dice in spagnolo, e ha dimostrato (non a me, lo so da tempo, ma al resto del mondo) che il sangue caliente degli spagnoli non è una leggenda.
Viva Marx, viva Lenin (che è l’autore della battuta sulla stazione), viva il dring-tze-tung!

Amala… 23 Ottobre 2008
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Da quando è nato marlonbrando, mi ripeto che non devo avere aspettative su di lui, che lo devo lasciar crescere libero e secondo le sue inclinazioni, senza lavaggi del cervello né strade tracciate.
Però stamani, quando ha fatto una rabbietta perché voleva in tutti i modi andare all’asilo con la maglia dell’Inter, ho pensato a mio padre e mi sono venute le lacrime agli occhi.

mio nonno ne aveva una uguale e ci teneva una foto mia e una di Benito Lorenzi
Palestra di vita 21 Ottobre 2008
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Scambio di messaggi si Facebook tra me (ch) e la madre della fidanzata preferita di marlonbrando (mdfpdm)
mdfpdm: Ciao, ho deciso di iscrivere la Preferita a un corso di ginnastica, il giovedì alle 5 al Palazzatto dello sport. Perché non porti anche marlonbrando, così stanno un po’ insieme.? Da quando lui ha cambiato classe lei ci soffre.
ch: Va bene, vada per giovedì alle 5, e speriamo bene.
Giovedì scorso, alle 5 meno 10 siamo entrati in palestra. La Preferita con un completino adidas rosa e i calzini antiscivolo intonati, marlonbrando vestito come pareva a lui (ha preso dal babbo, gli mancava giusto l’alabarda) e i calzini antiscivolo rosa (ossia quelli di ricambio della Preferita, visto che io me li ero scordati).
L’insegnante è molto carina, occhio gigante a parte sembra Leela di Futurama, e a marlonbrando è piaciuta, tanto che, con un hula-hoop e una palla medica in mano, le si è seduto subito in braccio.
“Bambini, benvenuti al corso di psicomotricità infantile, adesso facciamo il girotondo e quando finiamo uno di voi mi dice come si chiama: “Giro giro tondo… tutti giù per terra! “Come ti chiami bambina con la tuta blu?” “Zoe.” “Bambini, ripetiamo tutti il suo nome: Zoe.” “No, io marlonbrando, lei Preferita.” “No, io Preferita, lui marlonbrando.” E gli altri quattro, in coro: “Preferita, marlonbrando! Preferita, marlonbrando!” Poi i due piccoli vandali hanno rotto il cerchio e hanno inziato a correre su e giù per la stanza, senza mai perdere di vista lo specchio a tutta parete, perché sono pure narcisisti.
Leela, che ha comunque un buon piglio deciso, li ha messi tutti in fila per un trenino, i bimbi hanno reagito entusiasti (la sindrome da Buona Domenica colpisce anche in tenera età), e anche in questo caso sono andati avanti fino a che è piaciuto a marlonbrando. Quando il piccolo dittatore ha iniziato a dare segni di insofferenza, Leela ha messo gli hula-hoop per terra, ha detto ai bambini di saltarci dentro uno alla volta e marlon ha gradito molto. Direi pure troppo, visto che, quando la maestra li ha raccolti per cambiare attività, lui l’ha guardata malissimo, glieli ha tolti di mano, li ha rimessi per terra e ha ripreso a saltare. Gli altri bambini lo hanno seguito e la Preferita l’ha pure brontolata ben bene.
Alla fine dell’ora Leela ha detto che la prossima volta le mamme dei bambini più timidi possono restare, poi ha guardato me e la mamma della Preferita e ha aggiunto: “Voi no. Lo stipendio mi serve.”








