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Tipo le anatre di Central Park nell’inverno 20 Ottobre 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, viaggi e miraggi.
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Oggi mi ha scritto una collega. Una collega, sì, di quelle che ti ci scambi giusto qualche battuta via mail, ma poi pensi come Rick con Renault alla fine di Casablanca.

Siccome questa mia amica futura va a Barcellona, voleva sapere cosa ho visto di bello l’ultima volta che ci sono stata. E a me è venuto in mente che una notte, dalla piscina sul tetto del nostro albergo, ho visto un uomo nudo che si preparava il caffè.

Streichen und streiken 12 Ottobre 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia.
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Marlonbrando ha visto degli imbianchini all’opera:

“Nonna cosa fanno quei signori?”
“Dipingono le pareti”.
“E li pagano?”
“Certo, è il loro lavoro”.
“Anch’io a casa dipingo sulle pareti, ma babbo e mamma mi pruntulano“.

Amore mio, hai appena scoperto il concetto di ingiustizia sociale.

The show must go on 29 Giugno 2009

Posted by chiaradavinci in da vinci's family, egolalia, viaggi e miraggi.
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Sabato all’ora di pranzo in un bar del porto di Barcellona mi scuso con un barista per il caos generato da 9 adulti (tra cui 2 mariti brontoloni, 3 zie in astinenza semestrale da nano e uno zio di sì e no 12 anni) indecisi su cosa mangiare e parlanti lingue diverse e 2 nani allofagi e iperlalici:

- Scusa per il casino che ti abbiamo combinato, ma sai, siamo un gruppo tipo gita di terza media…

- Non ti preoccupare, se sono sopravvissuto alla morte di Michael Jackson, supero anche questa.

Nel frattempo alla radio davano “YMCA” e marlonbrando in piedi su una panchina si esibiva nella celebre coreografia.

Barcellona è proprio una città spettacolare.

Epifania 22 Giugno 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, lector in fabula.
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Lultimo libro di Morozzi che mi resta da leggere. Se non si sbriga a pubblicare qualche altra cosa mi faccio chiamare Raul.

L'ultimo libro di Morozzi che mi resta da leggere. Sniff.

Leggendo questo libro ho capito che non si può diventare grandi scrittori se si è fan di Guccini e groupie di Wolf Biermann.

Però è divertente.

Guccini revisited 21 Giugno 2009

Posted by chiaradavinci in da vinci's family, egolalia.
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Dio è rotto e non si può accomodare (Marlonbrando, stamani alle 8,10)

Scampato pericolo 29 Aprile 2009

Posted by chiaradavinci in Internazionale, egolalia.
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Sì, ho davvero parecchio da invidiare a voi che siete sempre di corsa...

"Sì, ho davvero parecchio da invidiare a voi che siete sempre di corsa..."

L‘Ailuropoda melanoleuca, ovvero il panda gigante della regione del Sichuan, è ancora in via d’estinzione, ma ci tengo a tranquillizzare i lettori preoccupati per una mia eventuale svolta a destra. Dopo aver letto questo e questo, è chiaro che non voterò PD.

Ah, normalità 28 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, supercalifragilisti.
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Il corrispettivo del Moige inglese si è lamentato perché questo orripilante mostro innaturale, a quanto pare pure orrendamente competente e stranamente affabile, è stato incaricato di presentare un programma per bambini. Secondo l’associazione i giovani spettatori si sveglierebbero  in preda al panico, sconvolti dalla totale aberrazione del corpo della presentatrice, spingendo i genitori stessi ad affrontare temi non adatti alla loro età come l’handicap.

Invece i genitori italiani sono ben contenti che i loro figli abbiano superato da tempo la paura del diverso e del contrario (tutto, è chiaro, Lui ha scritto già tutto…), grazie al contatto quotidiano con l’abnorme e l’innaturale:

un Pizarro scherzo del destino 27 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in Inter (nazionale), egolalia, supercalifragilisti.
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Nella mia carriera di interprete calcistica ho avuto modo di incontrare alcuni allenatori che forse il calcio non merita (penso soprattutto a Gigi Cagni, ma anche a Ralf Rangnik e Felix Magath). Con i calciatori (mi riferisco a quelli di rilevanza internazionale recente, perché in passato o in squadre non proprio di prima fascia le esperienze sono state splendide) ho avuto più sfortuna.

Uno solo si è comportato da vero e proprio Signore. Mi ha spostato cavallerescamente la sedia, mi ha presentato ai giornalisti in conferenza stampa, alla fine mi ha ringraziato pubblicamente, sempre chiamandomi per nome, e ha anche detto che il bambino che allora portavo in grembo era molto fortunato. E alla fine della partita, nonostante la sua squadra avesse perso e fosse stata eliminata, venne comunque a ringraziare il responsabile marketing della squadra ospite e l’inteprete per essere stati così gentili. Cosa che non fa mai male, è pur un gran bel ragazzo. Da ieri gli voglio ancora più bene:

Fisime 26 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia.
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Ho sognato che facevo un incidente con la macchina. Viaggiavo su una strada litoranea, la scarpata sulla sinistra, col mio maggiolone giallo scappottato. Un pazzo mi prendeva in pieno, precipitavo nel burrone e la mia unica preoccupazione era che indossavo i gambaletti.

Non chiedo molto 24 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia.
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giusto un paio di mesi stile

vispa1

Tubi tubi tubi T (nei denti) 13 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia.
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Una che da ragazzina mollava i fidanzati se il 14 febbraio le facevano i regali è normale che per San Valentino si prenda la mononucleosi. Recidiva. (Anonimo)

Vai col revisionismo (è di moda) 6 Febbraio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, traduzione.
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Gli ultimi lavori che ho consegnato e anche uno dei prossimi che consegnerò sono delle revisioni.

Per chi non è del mestiere, spiegherò che la revisione è la rilettura di una traduzione (col testo a fronte) effettuata da un collega, per evidenziare i punti in cui non torna la logica del discorso  (per esempio – e questo è un errore che ho fatto io – se un personaggio prima mette in moto la macchina e poi sale al posto di guida), in cui il traduttore può aver frainteso il testo (una volta ho fatto scivolare un grosso verme sul piede di un medico forense e se il revisore non mi avesse fatto notare che c’era scritto Form – la tall form dell’assassino – invece di Worm non mi sarei nemmeno chiesta perché poi questo verme si alzava in piedi in tutta la sua altezza) o in cui il linguaggio non è proprio dei migliori (i famosi omoteleuti che spaventano gli editori, le ripetizioni, le frasi arzigogolate, i troppi verbi modali – in italiano un optional – gli aggettivi possessivi in surplus, eccetera).

Ogni traduzione viene rivista e ciò per un traduttore competente può essere un grosso vantaggio (davvero è incredibile quante sviste si possono avere anche in un testo breve o quanti colpi ci si danno sulla fronte per non essere riusciti a trovare proprio quell’espressione ‘lì’ che si è cercata per ore), oppure una disgrazia. A me è capitato di vedermi togliere tutti i congiuntivi e i passati remoti dai dialoghi perchè ‘non fanno parlato’. Oppure di vedermi ritradurre alla lettera i giochi di parole che avevo impiegato ore a rendere in un italiano decente.

Però mi è capitato più spesso di stare dall’altra parte della barricata e di dover, munita di virtualissima penna rossa, fare le pulci al testo di qualcun altro. Certe volte è un vero piacere. Capita giusto di dare una pennellata qua, mettere un puntino sulla i là, suggerire, limare, ammorbidire, accordiare. In quei casi si impara molto. Altre volte è un supplizio, perché più che di una revisione si tratta di una riscrittura da capo, ci si perde un sacco di tempo, si viene pagati una miseria e soprattutto il nostro nome non compare da nessuna parte. Anche lì, però, si impara parecchio.

In genere gli errori di una traduzione possono essere: di battitura (una t per una r, una virgola per un punto, due virgole di seguito), terminologici (una cosa si chiama con un nome che non è il suo,  se il cacciavite a stella viene detto cacciavite a croce), di comprensione (quando, sebbene la frase sia grammaticalmente corretta, non si è capito il senso dell’originale), di resa (se si è capito il senso dell’originale ma non si è scritto in un buon italiano), di tono (per esempio se i dialoghi suonano legnosi, se l’italiano è troppo ricercato, se si fanno parlare dei contadini lombardi come un accademico della crusca oppure un accademico della crusca come un contadino lombardo, se si ’sente’ troppo la lingua originale sotto). Poi ci sono gli errori stupidi, tipo trattare per tre pagine un fiume come se fosse una città (San Google in genere aiuta), sbagliare a copiare i nomi propri, non capire un’emerita cippa lippa del testo originale e non chiedere aiuto (al suddetto Santo, a un editor, a un collega, al budello di su’ ma’ vestito da vocabolario).

Il peggio del peggio si ha dalla combinazione e dall’intreccio continuo delle varie tipologie appena descritte. In genere in tali casi si tratta anche di traduzioni che mio marito, in inglese, definisce pair pair, ovvero alla stralettera. E in quei casi, davvero, verrebbe da chiedersi perché c’è chi continua a perpetrare questo bracciolatrocinio agricolo.

Pure il neomelodico tira parecchio...

Pure il neomelodico tira parecchio...

Mezzo pieno, sì, ma di birra. 29 Gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in Inter (nazionale), egolalia.
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Pensate a un essere che oramai non è più nemmeno umano, che non fa una vacanza da due anni (nemmeno un uikènd e non perché mi fa schifo la parola), che ha il bioritmo di una zanzara sotto anfetamine, un nano ipercinetico, molto volitivo e duro (che tra parentesi ha deciso che a Pisa ci sono asili molto più belli che a Empoli e vuole andare lì, accidenti a me e ai miei sdoganamenti), una mamma rappezzata, un lavoro che la tiene davanti al computer dalle 10 alle 13 ore al giorno fine settimana compresi e un marito molto presente in intensità ma poco in tempo. Quello stesso pseudoessereumano cianciucato si è dovuto fare un mazzo così (segue gesto delle mani davanti al viso con pollici e indici a formare qualcosa di indistintamente rotondo) per rimettere a posto un libro di 700 pagine sul vino tradotto coi piedi (piedi rubati alla vendemmia, sia chiaro) in tempi brevissimi per poi sentirsi fare una partaccia per aver confuso un aggettivo (sulle suddette 700 pagine riscritte di sana pianta). Siccome all’ultimo minuto le viene richiesta la traduzione della prima cartella del nuovo racconto (in uscita in estate) per subito e nonostante un’emicrania che ammazzerebbe un cavallo maremmano (l’unico che potrebbe correre il Palio e andare in culo a tutti, per intenderci)  questo essere umano cianciucato non ha il tempo di vedere la sua squadra del cuore vincere dopo tante polemiche. Però quello stesso essere umano cianciucato stamani si alza,  prepara il nano, lo porta riluttantissimo e vestito da uomo ragno (da uomo ragno) all’asilo, poi torna a casa, legge questo e manda affanculo tutti.

http://www.giuseppeborsoi.it)

e non sono nemmeno così bellini (tratta da:http://www.giuseppeborsoi.it)

http://www.schweinebande.org) sempre più consumati.

sempre più consumati (tratta da: http://www.schweinebande.org)

Altro libro, altro regalo. 26 Gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, lector in fabula.
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In realtà è un prestito, ma si è trattato ugualmente di una bella sorpresa.

A Capodanno dovevo andare al cinema con una coppia di amici – inciso non necessario, ma mi fa piacere dirlo: due persone splendide. Volevamo vedere l’ultimo film di Salvatores, ma è andata che abbiamo girovagato come sedicenni per poi finire a casa loro a mangiare sushi e a brindare insieme a Winnie The Pooh. La serata è stata molto piacevole, però mi è rimasta la voglia di scoprire qualcosa di più di Filippo Timi, così la mia ospite ha tirato fuori da un cilindro virtuale questo:

Tuttalpiù muoio, Fandango libri.

Filippo Timi e Edoardo ALbinati: "Tutt'alpiù muoio", Fandango libri.

Avevo visto e sentito anche lui dalla Bignardi, però, credo fondamentalmente a causa del suo accento perugino  -  per ragioni a me chiare ma non divulgabili, mi fa tutt’altro che simpatia – non mi aveva conquistato più di tanto (sempre per inciso, Gipi aveva l’accento pisano, ma mi ha fatto ugualmente un gran bell’effetto).

Dopo aver letto il libro resto dell’idea che non vorrei essere sua amica, però ritengo che sia una persona degna di rispetto.  Timi è mezzo cieco, balbuziente, a rischio epilessia, omosessuale, lui dice anche affetto da sindrome di Pollyanna e questo già basterebbe a catalogarlo come vittima. Inoltre è cresciuto in un paesino umbro (per me poteva essere anche lombardo, siciliano, laziale, toscano, il problema sta nell’ -ino più che nella specificazione geografica), in cui tutti conoscevano tutti, tutti giudicavano tutti, tutti si sentivano sollevati nell’avere come vicino una vittima designata come lui.  Ecco,  la morale della favola sembra già segnata: grazie all’impegno, alla dedizione e alla  forza  di volontà il nostro eroe sconfigge il male e le maldicenze e diventa un attore bello, bravo e rispettato da tutti.

Eh no, la fine è quella (anche se nel libro non ne parla, culminando invece in un finale onirico e da volemosebbene, carico di un’ironia vergognosa e sconvolgente), ma è il mezzo che è diverso.  Lui è diventato quel che è reagendo al clima vittimistico con estrema arroganza e violenza, ritagliandosi il ruolo del cattivo, del buffone e del volgare per forza e traendo da da ciò l’energia necessaria a crescere. Non è Pollyanna che troverebbe il bello anche in chi vuole dipingerlo come uno storpio, ma tutto il contrario, ed è questa la sua forza.

E’ un libro carnale, violento, istintivo, anche un po’ bestiale. Un libro che per certi versi potrebbe sembrare l’ennesima scimmiottatura (ronf… zzz…) di Borroughs, però i due finali (quello vero e quello fittizio) lo rivalutano.

L’ho sentito dire che i libri successivi sono diversi, più intimistici, meno esibizionisti e che questo gli è servito da terapia. Coi prossimi lo attendo al varco, ma questo mi è piaciuto proprio.

Spacchiamo l’ombelico in quattro 7 Dicembre 2008

Posted by chiaradavinci in egolalia, lector in fabula, meravigliose creature, traduzione.
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Chi decide di chiamare il suo blog egolalìa ha poi tutto il diritto di parlare di sé e delle proprie creature. In genere parlo della mia (per ora unica) creatura di ciccia, più di rado di quelle di carta. Oggi voglio affrontare l’argomento come ci si sente a tradurre un best seller.

L’ho già scritto più volte (anche qui, per dire), finora l’unico romanzo che ho tradotto, e non ho neppure fatto tutto da sola, è Eclipse, il terzo volume della saga di Twilight, sì, quello dei vampiri e i lupi mannari che se le danno di santa ragione, quello del film con tutta quella gente con quei visucci che fanno paura, bianchi come cenci, quello. Tradurre un libro del genere è come camminare sui carboni ardenti, perché non si sa mai come reagiranno i fan scatenati (ne abbiamo parlato anche qui, per dire) però è anche una bella soddisfazione quando in giro vedi qualcuno con quel libro in mano (no, qui, di questo non abbiamo parlato).

A me è capitato di entrare nel day-hospital di un reparto oncologia e vedere due persone che leggevano quel libro lì, e ho sorriso pensando che le nostre parole forse hanno alleviato qualche pena. Poi è entrata l’infermiera, trafelata come tutte le infermiere, soprattutto nei day-hospital, ha visto i libri e si è messa a raccontare del film che aveva visto il giorno prima col fidanzato. L’aria sognante era tutta merito suo, del fidanzato, però è stato bello vederla fermarsi accanto a quei letti e magari spendere due parole in più con quei due malati proprio grazie a quel libro lì.

E mi è capitato anche di ricevere la seguente convocazione per una riunione di condominio:

“Ordine del giorno: approvazione delle tabelle millesimali
approvazione del bilancio annuale
firma delle copie di Eclipse da parte di una delle traduttrici1

O l’sms da una collega “Sono in uno scompartimento, circondata da sedicenni che leggono il libro che hai tradotto tu e parlano del film e del seguito, aiuto!”2. A me piace troppo vedere i ragazzi che leggono. Possono leggere anche Moccia, fa lo stesso, l’importante è che leggano (no, l’ultimo di Bruno Vespa no, c’è un limite a tutto). Lo dice anche uno dei miei blogger preferiti, i ragazzi non leggono più. Se magari uno ha iniziato a leggere proprio perché attratto da quel libro con quei personaggi coi visucci e poi s’è ritrovato a leggerne un altro e un altro ancora, via, allora ben vengano i visucci.

Uno dice: chissà quanti soldi avrete fatto a tradurre quel libro lì. Ah ah ah ah ah, che ridere. I soldi li ha fatti al limite l’editore e non è mai una brutta cosa se uno che pubblica libri fa un po’ di soldi (be’ non facciamo di tutta l’erba un fascio, se quello lì che possiede la casa editrice che in Italia vende di più – e non solo quella, fa bene ricordarlo – guadagnasse un po’ meno, sarebbe molto meglio). Anche perché poi quell’editore con quei soldi che guadagna vendendo il libro che hai tradotto tu ci finanzia questo, o questo, o questo e tu quando li leggi e pensi ma che bei libri, poi capisci che il tuo lavoro, in fondo, è proprio bello.

E poi grazie a quel libro coi tipi con quelle brutte cere (visucci l’avevo già scritto un po’ troppe volte) ho avuto modo di prendere parte a un gran bel progetto (no, via, il link non ce lo rimetto, tre bastano, ma no, dai… vabbè se insistete eccolo), un progetto che ha coinvolto tanti colleghi che sono anche tanti amici, un progetto che ci fa girare l’Italia, portato avanti da una pazza furiosa che se non la fermiamo va a finire che piastra anche qualche premio Nobel, pubblicato da un editore operaio che vuole cambiare l’Italia. Un progetto che mi sta molto a cuore (non s’era capito, vero?) e che noto con piacere non è piaciuto solo a me. Grazie e grazie.

Poi dice che i cerchi non si chiudono. Ho cercato unimmagine per Nabelscha, ovvero osservazione dellombelico, omfaloscopia, e mi è venuta fuori questa.

Poi dice che i cerchi non si chiudono. Ho cercato un'immagine per "Nabelschau", ovvero osservazione dell'ombelico, omfaloscopia, e mi è venuta fuori questa.

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1 che poi eravamo due traduttrici e un traduttore.

2 le ho risposto “Se ti rompono le scatole, minaccia di svelare il finale: la madre è lui con la parrucca.”