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Di libri, prassi e buone maniere 31 ottobre 2007

Posted by chiaradavinci in traduzione.
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A me piace molto fare opera di scouting letterario. Ordino i miei bei librini tedeschi su Amazon, me li leggo per benino, preparo delle accurate schede di lettura e poi cerco la casa editrice cui presentarli.

Mi piace ed è anche un ottimo investimento per il futuro.

La settimana scorsa ho scritto a tre case editrici tedesche per sapere se avevano già venduto i diritti di altrettanti romanzi. La prima che mi ha risposto lo ha fatto con estrema gentilezza, dopo un paio d’ore. Chiamandomi per nome, mi ha detto che purtroppo il libro è già in traduzione ma che d’ora in avanti mi avvertiranno ogni volta che avranno delle nuove uscite e che si augurano che in una prossima occasione andrà meglio. Le altre due mi hanno risposto subito dopo, sempre chiamandomi per nome e dicendo che per l’Italia si affidano a un’agenzia. Mi hanno invitato a scrivere alla stessa, dicendo che avevo parlato con loro e che loro erano d’accordo con che preparassi una scheda di lettura da presentare alle varie case editrici italiane, qualora i diritti non fossero ancora stati venduti. Detto fatto.

Dopo quattro giorni (non poche ore, quattro giorni) mi è arrivata questa risposta:

Gentile Signora,
Lei può consigliare il libro privatamente a chi vuole, ma se un editore fosse interessato, si deve rivolgere alla nostra agenzia che rappresenta in esclusiva per l’Italia i diritti delle case editrici che trova nella Client list allegata.
Quando riceverò richiesta da parte dell’editore, io potrò informarlo se a quel momento i diritti saranno ancora liberi o se sarò in trattative con altri ecc.
Mi dispiace ma non possiamo prendere nessun impegno nei suoi confronti.

 

Ora, vorrei solo far notare l’intestazione della missiva (la mia era firmata con nome e cognome) e il tono di frasi quali “Lei può consigliare il libro privatamente a chi vuole” e “mi dispiace ma non possiamo prendere nessun impegno nei suoi confronti”.

Avrei potuto risponderle in mille modi, mi sono limitata a dire che le ho scritto perché forse lei non lo sa ma questa è la prassi, perché non volevo creare incidenti diplomatici, e che in futuro mi guarderò bene dal rifarlo.

E continuo a non capire la gente che non ci piacciono i crucchi.

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Commenti»

1. arancioeblu - 31 ottobre 2007

“E continuo a non capire la gente che non ci piacciono i crucchi”

dipende per farci che cosa…perchè tipo lothar e andreas e jurgen andavano benissimo

2. chiaradavinci - 31 ottobre 2007

anche Kalle (nonostante di persona sia viscidissimo) e i quasicrucchi Hansi Müller e Prohaska. che vuoi di più?

3. nandina - 31 ottobre 2007

A me i crucchi cominciano ad incuriosire… e per una francofona non è una cosa normale… 😉

4. Catriona - 31 ottobre 2007

Non è una questione di anticruccaggine. Capisco benissimo (anzi ammiro) il tuo slancio scautistico (?), però un’agenzia italiana non può inserire nel suo meccanismo una (pur gentile e bravissima) sconosciuta e non per cattiveria, ma perché i libri hanno un percorso ben preciso, che non riguarda soltanto il libro stesso, ma i rapporti tra editore e agente e autore (rapporti che puoi declinare in tutte le maniere che ti vengono in mente… soprattutto nelle maniere complicate). E’ questo il motivo per cui sconsiglio sempre di agire come scout autonomi (le case editrici ne hanno di propri, ovviamente) soprattutto se ci sono di mezzo le agenzie. Intendiamoci: le eccezioni ci sono sempre, ma il percorso che tu hai tracciato non è quello normale…

5. chiaradavinci - 31 ottobre 2007

catriona, non è la prima volta che scrivo delle schede di lettura e le spedisco. ho iniziato a lavorare come lettrice per alcune case editrici facendo così e nussuno si è mai lamentato. magari non è l’unico, ma è uno dei possibili metodi di contatto, e ti dirò addirittura che me lo ha insegnato un tuo illustre collega a uno workshop di Urbino.
il problema è che io non pretendevo di intromettermi tra lei e le case editrici, né le chiedevo di prendere nessun tipo di impegno nei miei confronti. le ho solo chiesto (esplicitamente e su suggerimento della casa madre tedesca) se i diritti per l’Italia erano già stati venduti. tutto qua. semplicemente perché se lei ha già venduto i diritti non ha senso per me riproporre i libri ad altri. le risparmierei anche alcune mail di qualche editore interessato. tra l’altro qui sembriamo dimenticarci tutti che se le case editrici cui io presento il libro comprano i diritti, io è probabile che non veda un quattrino, mentre l’agente se ne mette in tasca diversi.
e, soprattutto, mi sono lamentata non tanto delle cose che ha detto, quanto del MODO in cui l’ha fatto. uno può anche avere tutte le ragioni del mondo (e questo a mio avviso nel caso in questione è da appurare), però se una non si prende nemmeno la briga di leggere una firma, è una gran cafona.

secondo me i tuoi colleghi tedeschi hanno avuto un modo di rapportarsi a me molto più educato e a mio avviso dignitoso.

6. Chiara - 31 ottobre 2007

Carissima,
lo dico sempre che i sub-agenti sono una delle piaghe dell’editoria…

7. Catriona - 31 ottobre 2007

Hai ragione da vendere (e anche di più). Sul modo sgarbato non discuto affatto e, confesso, non mi sorprende (gli agenti non vanno famosi per la loro cortesia… e mi fermo qui). Tuttavia, se posso permettermi, una cosa è lavorare come lettrice per una casa editrice (per una sola, ovvio), un’altra è l’iniziativa personale, che non è la normalità in Italia (in Germania non so). Il lettore “assoldato” dalla casa editrice fa un lavoro preziosissimo, soprattutto perché, dopo qualche tempo, impara a conoscere le persone con cui discute dei libri che ha letto e loro imparano a conoscere lui: si stabilisce un rapporto di fiducia che può spingere la casa editrice a dire: “Questo libro l’ha letto X e lei/lui dice che è eccezionale. Lo compriamo”. Capisci che un simile rapporto di fiducia non si può creare con una segnalazione estemporanea.
Quanto ai tempi di risposta, posso dire una cosa? Se l’editoria italiana avesse lo stesso numero di addetti di quella tedesca, forse avresti ricevuto la tua risposta un po’ prima… 😉

8. chiaradavinci - 31 ottobre 2007

Catriona, siamo pienamente d’accordo, però che ne sa l’agente in che rapporti sono con le case editrici cui volevo presentare i libri?
I romanzi in questione sono davvero interessanti, entrambi hanno avuto successo in Germania e toccano temi al momento scottanti (a me tra l’altro molto vicini). Come ben saprai, nelle case editrici italiane (a parte quelle molto grandi) è raro che lavori qualcuno in grado di leggere e capire bene il tedesco. Il mio compito, in questo caso, sarebbe stato semplicemente quello di segnalare il libro a varie case, che, se non erano in buoni rapporti con me, al limite lo passavano ai loro lettori “assoldati” (anche su questo potremmo discutere a lungo 😉 ).
Aggiungerei anche che mi è capitato più volte (in quanto lettrice… ehm… “assoldata”) di leggere le schede preparate dalle agenzie e in base a quelle pochi comprerebbero i diritti.
E, avendo lavorato per diversi anni alla Fiera di Francoforte per un grandissimo (issimo) editore italiano, e avendo visto chi lavorava fino a qualche anno fa in quell’agenzia, penso lì dentro circoli più gente di quanta non ne circoli in tutto il tuo piano 😉

Chiara, tu che esperienze hai avuto? Mi farebbe piacere se ce le raccontassi.

9. Catriona - 31 ottobre 2007

1) L’agente non sa in quali rapporti tu sia. Però non sei della casa editrice e tanto gli basta. (“Gne!” aggiungerebbe lui.)
2) Se le schede delle agenzie fossero l’unica strada per scegliere se comprare o rifiutare un libro… No, non dico altro.
3) Oh, fortunato è il grandissimo (issimo) editore. E’ raramente così. E su questo piano… Autocensura.
Il discorso sui lettori “assoldati” è effettivamente lungo. Torniamoci.

10. Nandina - 31 ottobre 2007

wow, il magico mondo dell’editoria non è migliore di quello dell’energia.
Mi sento meglio 🙂

11. chiaradavinci - 31 ottobre 2007

Nandina, forse voi venite pagati un cincinino di più…

Catriona, io volevo puntare l’accento più su “assoldati” che non su “lettori”. svolgo questo servizio da metà anni ’90 e, nonostante abbia già avuto parecchi incarichi, di soldi ne ho visti davvero pochissimi (issimi).

12. Nandina - 31 ottobre 2007

mah, forse, ma non ci giurerei sinceramente 😉

13. hallowross - 31 ottobre 2007

ciao Claire de Vence! Vorrei complimentarmi per lo spirito di iniziativa e spronarti (nel caso ce ne fosse bisogno!) a continuare su questa strada incurante delle reazioni avverse….

14. hallowross - 31 ottobre 2007

p.s. ma non è possibile avere il tuo blog con un carattere un po’ più grande? o sono solo io che non lo vedo e devo sempre modificarlo?
bisou

15. chiaradavinci - 31 ottobre 2007

hallowross, tu hai il dono di apparire sempre al momento giusto, e avere sempre la parola giusta.

per i caratteri, mi dispiace, ma non c’è verso di renderli più grandi. WordPress non lo permette. se può consolarti, anch’io mi avvalgo quotidianamente delle funzioni “view” > “text size” > “increase”.

16. featheryca - 31 ottobre 2007

sì, anche perché se tutti si fermassero davanti al primo insuccesso a davanti alla prima persona che dice “that’s the publishing industry, baby” molti di noi adesso non starebbero qui. e per qui intendo qui su questo blog, qui dove mi trovo io adesso, tra le foglie che cambiano colore, e qui professionalmente parlando.
è vero che sulle scrivanie delle case editrici passano molti libri, ma non tutti e non tutti al momento giusto.
e poi non capisco proprio cosa costava all’agente, in termini di tempo e di soldi, dirti sì è stato comprato o no, è ancora disponibile. c’è un certo compiacimento, da parte dei mediocri in genere, nella complicatezza delle procedure e nella contemplazione ammirata degli arzigogolati e paralizzanti status quo.
io ho cominciato questa carriera perché ho proposto un libro a un editore. quindi certo che funziona anche così.
hasta la victoria (williams) siempre.
e tolleranza zero per la maleducazione.

17. nazzareno - 31 ottobre 2007

Chiara, per risparmiarti qualche perdita di tempo e soprattutto più di un legittimo motivo di irritazione, forse ti converrebbe provare a passare sempre o quasi sempre per l’ufficio diritti dell’editore (ovvero, nel caso di piccole case editrici, l’editore o l’editora in persona) o degli editori a cui intendi proporre un dato libro, e 1) suggerirgli genericamente quel titolo e perché secondo te merita una certa attenzione, 2) chiedergli, qualora siano un minimo interessati, se possono accertarsi direttamente loro se i diritti per l’Italia sono ancora disponibili e nel caso farsi mandare il volume in questione (anche per pdf, se c’è urgenza), 3) proporti tu per una (prima) lettura di quel libro. In questo modo ti risparmi un possibile “lavoro a uffa” (come si dice dalle mie parti, cioè un lavoro letteralmente per niente) e magari anche le spese per il libro, se non l’hai ancora ordinato. Certo, tutto è più semplice se hai già qualche buon contatto in casa editrice e magari sei già andata “a segno” con altri titoli, ma provarci comunque non fa mai male (perché è vero che alle case editrici arriva un sacco di roba, ma quanta gliene sfugge pure). L’importante, se possibile, è evitare di fargli completamente a gratis un lavoro che in realtà compete a loro, cioè quello di accertarsi se i diritti di un dato libro sono disponibili o no: noi possiamo consigliare (ma anche sconsigliare), il resto sta a loro (compreso ovviamente riconoscerci — anche e soprattutto in termini monetari — quanto ci è dovuto). Altrimenti, meglio leggere per il puro piacere di leggere e fregarsene di consigli e simili.

18. catrionapotts - 31 ottobre 2007

Scusa, chiaradavinci, mi sono spiegata male: anch’io volevo accentare l’assoldato. Sono stata lettrice assoldata, da piccola, e so cosa significa in termini di pecunia. Tuttavia forza “potente essa è” per conoscere e farsi conoscere.
Sono d’accordo con quello che dice Nazzareno (soprattutto sull’evitare gli agenti e appellarsi all’editore), tuttavia permettimi di insistere sul rapporto che deve già essersi creato tra proponente e casa editrice, perché è determinante.

19. vanessa - 1 novembre 2007

chiara ma visto che i libri comunque sono gia’ in traduzione, perche’ intanto non ci riveli i titoli a noi adepti di egolalia e grandi supporter della tua attività di scouting?

20. zia Vale - 2 novembre 2007

chiara, da cruccofila a cruccofila ti segnalo questo intervento su Giap, la rivista telematica di wu ming: http://tinyurl.com/ywt5cq
Quanto alla risposta che hai ricevuto, la cosa più sconcertante è la sintassi…

21. Chiara - 2 novembre 2007

Cara Chiara,
sintetizzo un po’ la mia esperienza. Per quanto riguarda la Francia, tutto bene, anzi benissimo, perché lì, di norma, tratti direttamente con gli editori e anche nei rari casi in cui ci sono agenti (francesi) di mezzo, fanno a meno dei sub-agenti. Per quanto riguarda, invece, USA e UK è tutto un altro paio di maniche. Gli agenti sono gentili e disponibili (almeno quelli con cui ho avuto a che fare io), ma se ci sono sub-agenti (italiani) di mezzo diventa un dramma. Ti racconto l’ultimo di una lunga serie di aneddoti. Mesi e mesi fa, leggo un libro straordinario, contatto l’agente americano dell’autrice, gli spiego che sono una traduttrice e mi piacerebbe proporre il libro a qualche editore italiano, e che vorrei sapere se i diritti sono liberi. Mi dice di sì e mi dà il placet, aggiungendo che mi metterà in contatto con il sub-agente italiano. Il sub-agente mi scrive, mi conferma che i diritti sono liberi e io ne approfitto per fargli sapere che ho già trovato un paio di editori potenzialmente interessati. Bene. Un editore è interessato *davvero* e all’inizio di luglio (ossia ben 4 mesi fa) chiede il libro in lettura al sub-agente. Sai cosa? L’editore italiano, un paio di settimane fa, mi dice che il sub-agente non ha ancora spedito il libro. Senza il sub-agente di mezzo, il libro sarebbe già stato spedito, letto, valutato, eventualmente comprato, e io avrei già iniziato – e forse finito? – la traduzione 😉

22. chiaradavinci - 2 novembre 2007

Quello che dice Nazzareno è sacrosanto, ma, contraddice in un certo senso quanto suggerito da Catrionapotts. Mi spiego: quale editore si fiderebbe di un lettore ‘a casaccio’ e gli affiderebbe una scheda così, en passant? Per questo preparo delle schede precise, dopo aver letto il libro, quando le voglio offrire a case editrici che non conosco, mentre faccio esattamente come dice il mitico Nazza quando dentro alla casa editrice mi conoscono già.

Con queso ho già risposto anche a Catriona, che suggerisce giustamente di curare il rapporto con l’editore italiano, perché secondo me il modo migliore per farsi conoscere è proprio quello di presentare in maniera intelligente dei bei libri. Mi è già capitato di farmi notare con delle schede da una casa editrice importante (non gli issimi di sopra), che dopo averle lette mi ha subito proposto una prova di traduzione.

Vanessa, forse ho qualcosa di più interessante da svelarti, incrocia le dita, please 🙂

Zia Vale, come credo di aver già detto, sono una fan assoluta dei Wu Ming (uno è pure molto carino), appena ho un minuto formulo una risposta articolata e la posto. Grazie mille per la segnalazione.

Chiara, come ho scritto da te, se questa gente
a) non sa scrivere
b) è maleducata
c) non aiuta nessuno (nemmeno gli editori)
perché fanno curare a loro i diritti dei libri?
Ovviamente incrociamo le dita anche per la tua traduzione.

23. isadora - 2 novembre 2007

Chiara, queste esperienze le ho fatte anch’io, in altri campi; un giorno ci scriverò su un post. Comunque i cialtroni ci sono dappertutto, e tu ne hai appena incontrato un rappresentante. Al comportamento non ci sono giustificazioni.

24. nazzareno - 3 novembre 2007

Non vorrei apparire irrisorio/irridente, o al limite petulante, ma a me il discorso delle lunghe attese e dei ritardi a causa dei subagenti che non mandano un libro fa francamente un po’ sorridere, anche se me lo sono sentito ripetere anch’io diverse volte. Personalmente la penso così: se un libro mi interessa davvero, lo reputo di primo acchito più che meritevole e perciò non voglio farmelo sfuggire, o perlomeno voglio provare a fare un’offerta dopo averlo esaminato di persona, non starei lì ad aspettare settimane se non mesi prima che l’agente o il subagente si decidano finalmente a mandarmelo (se non lo fanno, probabilmente hanno i loro validi motivi, tipo avere già proposto il libro a case editrici che possono pagare molto di più per acquisirne i diritti, mentre a me che sono un piccolo o un medio-piccolo, e perciò posso pagare molto meno, mi tengono come ruota di scorta, qualora non arrivassero offerte congrue alle loro aspettative o proprio non arrivassero offerte), ma me lo ordinerei al più presto su Amazon o un’altra libreria online (o, se chi me l’ha suggerito già ce l’ha e l’ha pure letto, me lo farei imprestare da lei/lui), quindi, qualora lo trovassi davvero di mio gusto, farei partire subito un’offerta, possibilmente congrua (cioè, non altissima e dunque fuori dalle mie possibilità, ma nemmeno terra terra, da ridere). So che se si dovesse seguire questa procedura con ogni libro che interessa alla fine uno non ci starebbe più con le spese, ma penso pure che qualche sacrificio extra quando si fiuta qualcosa di veramente buono si possa – e, forse, anche si debba – fare. Giocare d’anticipo e togliere palla, a mio avviso, ha sempre i suoi vantaggi: può cogliere l’altro di sorpresa, spiazzarlo e, in qualche caso, indurlo a una risposta che all’inizio magari non era affatto nelle sue intenzioni. Poi, da cosa può sempre nascere cosa, mentre se si lascia il controllo del gioco sempre all’altro è possibilissimo che alla fine i fregati restiamo sempre e soltanto noi.

25. bitrix - 7 novembre 2007

Mi è venuto in mente un modo in cui potresti rispondere… Non so se riesci a vedere il video che ho incollato qui sotto… se no vai su You tube e scrivi “Bernard’s Letter”!

1 beso
Bitrix

26. catrionapotts - 7 novembre 2007

Caro nazzareno, un po’ ti sei risposto da solo: se dovessi ordinare su Amazon o simili tutti i libri che m’interessano e che non ho ancora ricevuto diventerei pazza (non ho detto che non lo faccio mai, però…) Senza contare il fatto che rischierei di perdere tempo se l’agente o il subagente l’ha già proposto a una casa editrice e magari ha già ricevuto un’offerta. Ci sarebbe poi da discutere sul concetto di offerta “congrua” (un concetto che, ti assicuro, vorrei avere… In realtà non esiste un’offerta “astrattamente congrua”)… Comunque lasciatemi dire una banalità: ci sono agenti buoni e subagenti buoni, come ci sono agenti cattivi e subagenti cattivi… professionalmente parlando, ovvio. E, dal loro, punto di vista, un libro pubblicato da un po’ e non ancora uscito in Italia, raramente si rivela un buon affare… Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni.

27. barbchen - 9 novembre 2007

ehhhh, non esistono più i Benjamin di una volta … già, già già …!


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