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Le grandi questioni della vita 2 5 novembre 2007

Posted by chiaradavinci in egolalia.
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Come sopravvive una mamma che ha un lavoro che le permette di stare a casa (sì, ma stando a casa con marlonbrando malato, cazzarola, non si lavora), una sola nonna e molto a singhiozzo, un marito in trasferta lavorativa, nessuna baby-sitter, nessuna donna delle pulizie (lo so che oggi si chiamano signorecheaiutanoincasa ma in questo momento la politicallycorrectness va a farsi benedire) e un’influenza che abbatterebbe un cavallo?

Se qualcuno ha una risposta, me la dia.  In cambio riceverà tutti i premi Nobel in una volta sola.

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Commenti»

1. Compagno di merende - 5 novembre 2007

Con lo yoga 😀

2. Nandina - 5 novembre 2007

non sopravvive, si nasconde con marlonbrando sotto il piumone e aspetta che passi (la tempesta e l’influenza…)

3. Michè - 5 novembre 2007

Credo che purtroppo di lavorare non se ne parli nemmeno…

Personalmente contro l’influenza ho le mie armi: zuppa d’aglio, cibo piccante, latte caldo e miele con un goccio di whiskey o di grappa. Ma in genere le mie influenze non hanno tutti quegli alleati.

Che dire? spero passi presto, ti auguro una buona guarigione.

4. Dante A. - 5 novembre 2007

ti capisco, solidarizzo e ti sono vicino (non troppo sennò me la becco anch’io!)
Dante A. Ristori

5. chiaradavinci - 5 novembre 2007

Grazie a tutti!

Lo yoga aiuterebbe, ma averlo il tempo…
E poi marlonbrando sotto il piumone non ci sta (sarebbe magnifico), lui vuole correre, fare la lotta, cantare, costruire torri e spiaccicarsi addosso al cane. Anche con 39 di febbre.

Dante, un calorosissimo benvenuto e grazie per la solidarietà. Ricambio impegnandomi a non attaccarti nulla 🙂

6. Lupus Mariapoppensis - 5 novembre 2007

Chiami l’amico “fata” che da Roma te se precipta in casa e:
– rassetta;
– cucina;
– non stira, ma rammenda;
– gioca coll’omonimo capoccione, balla con lui il tuca tuca, ci pasteggia a crocchete pe’ cani, ce glossolala e, se nun se convince a sta’ ‘bbono così, lo corca de mazzate (so’ fautore della scuola “mazze e panelle”);
– te dà ‘na mano col lavoro (tedesco solo benedettino , sorry!);
– se mette sotto er piumone co’ te, te fa tante coccole, tanto…
– e nun t’ensidia er marito, tanto nun ce sta!
Preparo il borsone e parto?

7. mafaldabrasil - 6 novembre 2007

(non so come, ma ho la sensazione di conoscere il lupo qua sopra…)

Quando leggo interventi come il tuo, Chiara, mi viene da pensare che la generazione delle nostre madri era una generazione di SuperDonne.
Penso a mia madre non aveva nessuna nonna, zia, cugina, sorella, si era creata anche lei un lavoro da fare in casa (lezioni private… e quindi sempre gente in giro…), di bambini ne aveva due – e nei primi anni 60 gli asili erano pochi e i nidi erano là da venire -, e come se non bastasse… abitava al 4º piano senza ascensore (spesso mi domando: ma come caspita faceva a portarci su tutti e due, e portare anche la spesa?).
Consolati cara Chiara. Sopravviverai e scoprirai che i geni della SuperDonna ce li hai anche tu. Sei in grado di sopportare questo, e anche di più.
Un abbraccione.

8. arancioeblu - 6 novembre 2007

Hai provato con le anfetamine?

9. farouche - 6 novembre 2007

oggi sono a casa anch’io, ho imbarcato marito e figlio per i rispettivi uffici, installato il gatto sulla coperta matrimoniale, ignorato un leggero raffreddore, e invece di lavorare giro per blog.

mi sento colpevole.

(Chiara, grazie per il commento. l’ho sempre pensato che marlonbrando è un duro con un gusto per le cose belle.)

10. Nandina - 6 novembre 2007

mafaldabrasil, secondo me le botte in testa che abbiamo preso giocando liberi senza che le nostre mamme SuperDonne potessero impedircelo ci hanno reso meno superdonne 🙂

11. Lupus Saltans - 6 novembre 2007

Azz, mi sa che il tuca tuca ha tradito la mia vera identità…
AUGURI di buon onomastico al capoccione!

12. chiaradavinci - 6 novembre 2007

Lupus, innanzi tutto auguri anche a te, per gli stessi motivi. La tua identità non è stata tradita dal tuca tuca, ma dalle piume di struzzo. E poi, scusa, ma dopo l’offerta che mi fai mi verrebbe da aggiungere: che posso volere di più? Un lucano…

Mafaldabrasil, il problema è che un po’ mi sono rotta di dimostrare al mondo che sono una SuperDonna, è da quando ho due anni che lo faccio. Ogni tanto mi piacerebbe anche sbattere gli occhioni e fare la Emy della situazione. Ma si sa, la sindrome di Jo (insieme all’esempio di una mamma ipercinetica) ci ha rovinato da piccole e ora ne portiamo il peso per tutta la vita.
Comunque oggi è già un altro giorno, a prescindere.

Arancio, in genere sono le anfetamine che chiamano me quando sono giù, ma vedo già la fine del tunnel. Peccato che non possa dirlo Figo.

Farouche, ogni tanto ci vuole anche un po’ di respiro, sennò le SuperDonne (che non esistono e non devono esistere, almeno non 365 giorni all’anno) stiantano, come si dice dalle mie parti.
E poi, sì, marlonbrando è un duro dal cuore tenero. In casa lo chiamiamo stecco ducale: duro fuori, morbido dentro e dolce dappertutto. Ma non glielo diciamo, sennò si arrabbia.

Nandina, per me sono proprio le botte in testa che ci hanno fatto diventare così. Se non le avessimo prese ci saremmo chieste subito: ma chi ce lo fa fare? E avremmo iniziato a sbattere gli occhioni, a fare sì con la testa e a curare i ricci naturali.

13. zajchik - 6 novembre 2007

E mò scopro che ti sei lisciata i capelli???
Baic alla mia superdonna preferita che è super senza volerlo essere, maybe. Insomma, va bene così.

14. zajchik - 6 novembre 2007

aaargh
baci
dislessica divorata dalla fretta che sono

15. Nandina - 6 novembre 2007

Eh lo so, è che sono un po’ stufa anch’io di sentir dire quanto erano superdonne le nostre mamme e le nostre nonne… che lo erano davvero, mannaggia… 😉
La sindrome di Jo… mi piace, più che altro… ne soffro… temo…

16. Rudi - 6 novembre 2007

Intanto, non ti ho ancora ringraziata per il capolavoro dell’Empoli. laura ha fatto un salto sulla sedia alla notizia del pareggio di Giovinco, io l’avrei fatto se non fossi ormai da rottamare (imbianchini per casa, con la casa piena, non so se mi spiego).
Quanto a Buchner, non ho mai letto niente, ma posso provarci.

17. chiaradavinci - 6 novembre 2007

za’, in realtà sono più ricciolona di te, ma cerco di mascherarlo per evitare il detto “un riccio, un capriccio”. sei e sarai il mio mito, puoi anche impegnarti e deludermi, ma su quel piedistallo ti ci rimetto a pedate.

Nandina, sulla sindrome di Jo avevo scritto su omfaloscopia, è una condanna.

Rudi, Giovinco è bravissimo ma gobbo. da una parte mi dispiace gioire con lui, perché so che se continua così ci darà tanti dispiaceri. però nel frattempo godo come un porco (quando ci vuole, ci vuole). per festeggiare, poi, basta un giovane in famiglia (io ne ho due che saltano per me e per il cane a ogni occasione).
Büchner sono sicura che ti piacerà. è uno che ha mandato in soffitta Descartes e la cosa sconvolgente è che ha scritto 5 capolavori e poi è morto. all’età di 25 anni. mentre Moggi è sempre lì…

18. mafaldabrasil - 6 novembre 2007

Non ho mai letto Piccole Donne. Né ho visto il film. Se non leggevo il post debitamente linkato (omfalo) non avrei mai saputo che tutte si identificano con Jo e che lei sposa un vecchio professore.
Detto ciò: chiara magari ti mando una mail (la sintesi non è il mio forte), ma almeno una cosa in pubblico la vorrei dire. Non ho il mito della SuperDonna e soprattutto non ritengo di dover dimostrare un bel niente né al mondo né a nessun altro. Forse il fatto di aver vissuto in un “altro mondo” (ma proprio altro-altro, eh?) mi ha fornita di parametri diversi. E così, per quante sfighe mi possano capitare, ogni mattina mi alzo, mi guardo allo specchio e dico alla simpatica signora ivi riflessa: sei una gran privilegiata, quindi… pedala, e zitta.

19. Nandina - 6 novembre 2007

@su amy e jo: come diceva Brel “etre une heure seulement […] beau, beau et con à la fois”.

🙂

20. chiaradavinci - 6 novembre 2007

Mafaldabrasil, tranquilla, avevo capito lo spirito del tuo intervento (e soprattutto oramai credo di conoscerti un pochino 😉 ). Le cose che ho detto le ho dette soprattutto per me, perché so quanto mi è stato difficile accettare che anch’io qualche volta ho bisogno di tirare il fiato, di fare una pausa, di chiedere aiuto e, dirò di più, ogni tanto mi ci vorrebbero pure gli antibiotici.
Wonderwoman è uno splendido personaggio, ma purtroppo non esiste. E cercare di fare di tutto per dimostrare a gli altri e a se stessi che si hanno dei superpoteri è sbagliato, perché purtroppo i superpoteri non ce li abbiamo. Ogni tanto bisogna avere l’umiltà e il coraggio di ammettere che si sta non male, ma malino, di prendersi una pausa e magari di chiedere pure aiuto. Per poi riprendere a pedalare più veloce di prima (e qui ci starebbe bene sia un “vai Girardengo, vai grande campione…” o uno “Zazzarazzà zazzarazzà zazzarazzà-za-za”, vero Nandina?)

21. Nandina - 9 novembre 2007

sì sì, ci stanno bene entrambi, ma più il secondo 😉

22. barbchen - 9 novembre 2007

IO: pigra per natura e fan dell’autoconservazione, quando “sto per affogare” sacrifico i soldi per il trimestrale parrucchiere (tanto che ci vado a fare?! ho sempre e comunque la pettinatura in ordine sparso …) e chiamo un’energica signora che in tre ore fa quello che io farei in tre giorni. che abbia la bacchetta magica? secondo me si e spero che se la tenga stretta!!!


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