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Tratuttologi o tratuttori? 28 novembre 2007

Posted by chiaradavinci in egolalia, traduzione.
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Sono talmente alla frutta che non riesco più nemmeno a mettere insieme un neologismo. Che viene fuori dall’unione di traduttore e tuttologo? Tratuttologo? Tratuttore? Resto nel dubbio e mi spiego.

(il film non c’entra nulla, ma la locandina serve a darmi un contegno intellettuale)

Un traduttore deve intendersi di tutto. Di tutto, sì, perché capita davvero che si debbano tradurre le cose più disparate, non sempre a partire dalla stessa lingua ma sempre verso la propria. Per esempio, nel giro di poco più di un mese sono passata dal gergo tremetrisopralvampiresco alla terminologia relativa ai giochi di ruolo dal vivo (manca poco che mi svegliavo di notte urlando “La forza lunare sia con te…”), passando per il fondamentale vocabolario acquariofilo (un articolo sui pesci lima), il marketinghese di una brochure promozionale della Fiera di Monaco, gli slanci lirici della biografia di un musicista fallito e l’aria fritta di un paio di recensioni d’arte. Gli ultimi scampoli d’assenza li ho poi riempiti scervellandomi sul modo migliore per tradurre argutissime citazioni di Mae West (purtroppo della diva mi è rimasto solo l’atteggiamento) e intrecciare trame, orditi e armature in un illustrato sugli elementi decorativi dei tappeti indiani. Adesso mi aspettano Rilke in giro per Venezia e un bel giallone con storia d’amore incorporata e viaggio a ritroso nel tempo. E l’articolo feuillettonistico su Brecht e Biermann non da tradurre, ma da scrivere di sana pianta. In tedesco.

Come diceva Salvatore nel Nome della Rosa? Sputa me s’il vous plait. Pciù. Thank you. Devo ricordarmi che finisce sul rogo.

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Commenti»

1. catrionapotts - 28 novembre 2007

Non ho capito se ti stai lamentando o se sei contenta… 😉

2. harzman - 28 novembre 2007

Sticazzi!
(Si può dire?)
Però in fondo ti piace un sacco e non dire di no, perché si vede.

3. Mamma Orsa - 29 novembre 2007

Proprio oggi spiegavo in una mail che noi traduttori crediamo tutti di essere dei piccoli generalisti dell’universo e dintorni, e che per questo ci facciamo piacere tutto, ma proprio tutto, quello che ci capita per lavoro. Non so, io mi innamoro di tutti i prodotti a cui metto mano, se non lo sapessi rischierei di comprarmi computer, camion ecc. puramente per questo transfer.

Tranne quando sono cagate mostruose (il testo fonte, intendo). Al museo del sesso non ci sono ancora andata, per dirne una, né redo che ci andrò.

Però scusa, è il 28 novembre mica san Gerolamo. Allora com’e che ci è venuta a tutte e due la smania di definire la nostra tratuttezza? saranno le scie chimiche nell’aria?

4. chiaradavinci - 29 novembre 2007

Catrinapotts e Harzmann, chi mi conosce sa che non potrei mai fare un lavoro che non mi piace, quindi è chiaro che mi lamento, ma sono molto contenta di quello che faccio. Tra l’altro, lo dico sempre, questa è la mia cura omeopatica contro la logorrea.

Mamma Orsa, innanzi tutto benvenuta. Io non mi innamoro proprio di tutto tutto, ma diciamo che sono un tipo molto passionale e ci metto la ‘pancia’ (il Maestro direbbe ‘bassoventre’, ma a tanto non arrivo) sempre e comunque. E poi quello che tu chiami generalismo dell’universo mi sembra una gran bella cosa. Bisogna forse ricordarsi che il saggio è chi sa di non sapere, però è bello poter pensare di non sapere sempre meno cose. Non mi seguo nemmeno io, ma va bene.
Ti assicuro in ogni modo che sarebbe più facile appassionarsi al museo del sesso (quasi quasi ci faccio un pensierino, avistomai?) che non alle frecce temperate per i giochi di ruolo dal vivo. Come si dice? Make love not war!
D’ora in avanti il 28 novembre sarà il giorno dell’autodeterminazione del traduttore, alla faccia di San Girolamo (che si festeggia il 29 settembre, compleanno di Berlusconi).

5. Nandina - 29 novembre 2007

Traduttottologi?
io sono talmente alla frutta che ho prodotto questo!

6. chiaradavinci - 29 novembre 2007

Nandi, traduttottologo dà più l’idea dell’esegeta delle parole di Totti che le interpreta e le traduce in verba humana!!!

7. Nandina - 29 novembre 2007

ok, meglio Traduttuttologi? 😉

8. Michè - 29 novembre 2007

Io opterei per “tratuttori”, mi pare un calembour molto fine e ricorda vagamente anche la parola “dottori” (che in certe parlate un po’ dialettali non sono necessariamente quelli con la laurea, bensì quelli che se ne intendono di tante cose). Anche “traduttologi” è una buona idea, ma non è che poi la gente pensa a Ron Hubbard? 😉

Penso che quella che hai descritto sia al tempo stesso una delle grosse difficoltà ma anche uno dei grandi pregî del mestiere. Chi traduce una grande varietà di testi, come fai tu, riceve spesso stimoli in direzioni che forse da solo non avrebbe mai preso e finisce con l’imparare un sacco di cose.

Mi raccomando il saggio su Brecht e Biermann, ché spero di trovarlo in libreria il prossimo anno.

9. mafaldabrasil - 29 novembre 2007

Voto “tratuttori”. Chapeau.
(mi piace l’idea di essere una tratuttora tratettona…)

10. Lupus politice rectus - 29 novembre 2007

Transtettologi?
Così ci siamo tutti!

11. Nandina - 29 novembre 2007

qui si degenera mi pare! .-)

12. chiaradavinci - 29 novembre 2007

Visto che traduttologi già esiste (sono gli studiosi di traduttologia, ovvero critica della traduzione, e in genere non hanno tradotto nemmeno una riga in vita loro), allora vada per tratuttori!

Transtettologi lo scarterei, ma solo perché non rientro né nell’una, né nell’altra categoria 🙂

P.S. Michè, se riesco a finirlo te ne mando io una copia. Promesso.

13. Lupus scepticus - 29 novembre 2007

Ti ammirai in wonderbra?

14. farouche - 30 novembre 2007

scherzi, è proprio la parte del lavoro che mi piace di più! (sono culturalmente onnivora.)

15. chiaradavinci - 30 novembre 2007

Lupus, mi sa che mi confondi con qualche tuo fidanzato, io, anche volendo, nel bra avrei poco da wonderare.

Farouche, io sono onnivora e basta 🙂

16. RossaNaturale - 30 novembre 2007

‘Tratuttore’ è più bella come parola. Usa quella.
Nella rivista per la quale lavoro abbiamo dei traduttori superspecializzati in materia. Di solito non leggo i testi tradotti. Una volta che l’ho fatto ho trovato “un oggetto caro” (nel senso che costa molto denaro) tradotto come “a dear object”.
Sono tornata a non leggere i testi tradotti. Meglio i trattuttori… 😉

17. chiaradavinci - 30 novembre 2007

RossaNaturale, grazie per la testimonianza. E’ proprio per evitare figure del genere che un vero tratuttore tratuttuce solo verso la propria lingua 🙂

18. Lupus mercennarius - 1 dicembre 2007

Ma perché, scusassero l’ignioransa di transtuttore, “You’re dear to me” nun vor di’ “Caro me costi?” E io che all’ultimo che dissemelo, je feci pure ‘o sconto… me sa che me so’ perso l’omo della mia vita!

19. Dante A. Ristori - 2 dicembre 2007

Propongo satuttore: un traduttore che sa tutto, e a tutte l’ore! E poi suona un po’ come seduttore pronunciato da Valeria Marini (a prop. di wonderbra).

20. farouche - 2 dicembre 2007

Dante, non mi sembra esatto: un traduttore non è uno che sa tutto, è uno che impara di tutto (la differenza è sottile, ma c’è).

21. farouche - 2 dicembre 2007

e poi (l’esprit de l’escalier…) in “satuttore” ci perdiamo l’elemento “traghettatore di sapere”, e allora come si fa?

voto per “tratuttore”, senza dubbio veruno.

22. poptopoi - 6 dicembre 2007

Qualsiasi definizione è comunque meglio di “traditore” 🙂

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