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Dai diamanti non nasce niente… 18 aprile 2008

Posted by chiaradavinci in Senza categoria.
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In tedesco esiste una parola meravigliosa, Trümmerliteratur. E’ meravigliosa a causa di e nonostante tutto quello che implica, diciamo che è soprattutto meravigliosa a posteriori. Trümmer vuol dire macerie, rovine, frantumi, in senso lato anche spazzatura e la Trümmerliteratur è la letteratura che è sorta nel dopoguerra, a seguito della dittatura nazista. E’ la letteratura della rinascita culturale di un paese che non ha avuto nemmeno modo di nascondersi dietro alla Resistenza, la letteratura di chi ha ricominciato da capo dopo un periodo di cui non si poteva salvare nulla. Noi abbiamo avuto il Neorealismo, che personalmente ritengo una delle più belle e appassionanti invenzioni italiane, ma è tutta un’altra cosa. Abbiamo puntato tutto sull’aderenza alla realtà, terribile quanto vi pare, ma a una realtà nuova (anche se per modo di dire). I tedeschi invece hanno creato una letteratura dalle macerie, dai resti della barbarie, hanno fatto davvero nascere i fiori dal letame.

Ecco, per me questa batosta elettorale dovrebbe dare la spinta a una Trümmerpolitik che abbia davvero la forza di ripartire non da zero, ma dalla desolazione con cui ci guardiamo in faccia dal panettiere, dal dentista, mentre portiamo i bambini a scuola e il cane dal veterinario.

E’ stata una sconfitta radicale, totale e distruttiva. E’ inutile stare qui a disquisire se è più colpa del Partito Democratico o della Sinistra Arcobaleno. E’ colpa di tutti in ugual misura, perché non ci siamo messi d’accordo. E’ vero come diceva anni fa Bertinotti che non è possibile sommare le pere e le mele. E’ difficilissimo tenere unita una coalizione che va dalla Binetti (la Binetti, giuro, io quella donna la sogno la notte e mi sveglio con le ferite da cilicio) a Turigliatto, però con un minimo d’impegno si può fare.

L’unica cosa bella della terribile ideologia del ma anche – tipica, tipicissima italiana – è l’apertura al dialogo. Vediamo di metterla in pratica d’ora in avanti e di non pestarci i piedi per le minime cose.

Dobbiamo ripartire prima di tutto da una nuova classe politica. Il PD almeno un minimo sforzo l’ha fatto, ma non basta. Se il vento fischiava ora fischia più forte e si deve portare via tutti gli sconfitti, come succede sempre nelle democrazie che sono tali davvero.

Poi dobbiamo ripartire da quel Non perdiamoci di vista detto a San Giovanni qualche anno fa. Purtroppo ci siamo persi di vista perché ci è mancato il collante unico di quell’esperienza, e cioè – come abbiamo detto qua – il non-con-luismo. Quel collante non è stato un punto di partenza, ma un punto di arrivo, e appena Berlusconi se n’è andato, ci siamo sparpagliati e impegnati di nuovo nelle nostre dispute da orticello.

Ripartiamo da quello, adesso che ce n’è di nuovo bisogno, per costruire un’alternativa chiara.

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Commenti»

1. dioniso - 18 aprile 2008

Trovo molto interessante cio che scrivi. Nella mia ignoranza non avevo mai sentito parlare della Trümmerliteratur.

Saluti

2. segnaleorario - 18 aprile 2008

Non posso che essere d’accordo. Anche se sarà difficile avere un confronto con chi non ci pensa nemmeno…

3. mafaldabrasil - 18 aprile 2008

Chiara, la vedo durissima.
Credo che ce la possiamo fare “noi”, cioè io, te, i nostri amici, noialtri che qui dal basso abbiamo voglia di trovare punti in comune, noialtri che non ci vergogniamo di dire che votiamo – rispettivamente e rispettosamente – PD e SA ma sappiamo di avere in comune molto di più di quanto hanno i Veltroni e i Bertinotti di turno. Noialtri che non ci attacchiamo alle ideologie per ideologia, ma che proviamo ad andare al sodo e qualche volta siamo idealisti, qualche altra più realisti del re.
Noi non siamo loro, loro non sono noi.
Aspetto il PD al varco delle amministrative del 2009 per valutare, alla prova dei fatti, se quello del rinnovamento è un progetto o solo un discorso. Se – come temo – sarà solo un discorso, andrò alla riunione di Circolo e strapperò pubblicamente la mia tesserina.
Mi auguro che anche chi ha votato SA abbia il coraggio di mettersi in gioco, non tanto per esigere dai dirigenti, quanto per costruire con le proprie mani, la Trümmerpolitik che invochi.

Comunque vada “noi” continueremo a dialogare, alla faccia della trista Binetti. Nevvero?

4. nuwanda - 18 aprile 2008

Uno di quelli della stagione del “non perdiamoci di vista”, Pancho Pardi, è in Parlamento. Ed è uno che difficilmente sta zitto se c’è da dire qualcosa di scomodo.
Dai che in fondo, domani è un altro giorno.

5. nazzareno - 18 aprile 2008

Scrivi cose molto belle e interessanti, Chiara, e in cui a mio avviso c’è parecchio di vero, tanto che fondamentalmente potrei condividerle, pur non essendo su posizioni radicali come le tue (per esempio, quando dici che è stata “una sconfitta radicale, totale e distruttiva”, a me viene da storcere un po’ il naso, perché magari poteva andare ancora peggio – se il Pd non fosse andato da solo ho il sospetto che si sarebbero persi molti più voti) o essendolo a modo mio ancora di più (l’avrei voluta vent’anni fa una sconfitta così, ché a quest’ora, avendo già ricostruito sulle macerie, forse staremmo a parlare di tutt’altro, forse saremmo più vicini a spagnoli, tedeschi ecc. O, giunti a questo punto, quasi quasi auspicherei pure una sconfitta di Rutelli – che comunque non vedo messo per niente bene – nel ballottaggio a Roma, che allora sì si potrebbe parlare di “sconfitta radicale, totale e distruttiva” da cui ripartire sul serio, mettendo in campo “una nuova classe politica” – se solo se ne trovasse già pronta una da qualche parte, cosa che però non vedo, nel vuoto di partecipazione venutosi a creare appunto negli ultimi vent’anni). Comunque sia, a San Giovanni nel settembre 2002 c’ero anch’io, ridestato per qualche mese a uno spirito entusiastico di condivisione e di partecipazione (il mio comportamento e il mio slancio in quei tempi su Biblit era probabilmente anche uno specchio di questo), poi, sì, è venuto a mancare qualcosa, un vero collante, e “ci siamo sparpagliati e impegnati di nuovo nelle nostre dispute da orticello”. Quest’anno, invece, all’inizio della campagna di Veltroni avevo colto nuovamente uno spirito giusto (sono stato alla tappa iniziale del giro dell’Italia a Pescara, poi, pochi giorni dopo, ho voluto rivederlo di nuovo nella mia Ascoli, città sicuramente più di destra che di sinistra, e la sensazione era che la gente fosse felice di ascoltarlo, che vedesse in lui più di un barlume di luce e di speranza, che credesse veramente in una possibile rimonta), poi è mancato di nuovo qualcosa – il coraggio di tagliare davvero con certe pratiche e mentalità del passato, credo, oltre che di ridurre ancora di più le distanze con i cittadini – e la campagna si è ingrigita, è diventata ripetitiva, si è spenta, non ha saputo più emozionare e far brillare di entusiasmo gli occhi della gente. Spero che a breve, se la sconfitta non sarà stata troppo traumatica e lacerante, si riesca a ripartire con un nuovo slancio: se sì, sarei anche disposto a iscrivermi e a dare nel mio ristretto ambito locale quei piccoli contributi di cui potrei essere capace; altrimenti, c’è poco da fare, mi sa che riprenderà massima forza la via dell’orticello privato. Per concludere, una battuta e una citazione sul “letame”. 1) Se non dal letame, dove nascono i fiori? 2) Ha detto Mike Watt, bassista e cantante dei Minutemen: “You need bad things to make good things. It’s like with farming: if you want to grow a good crop, you need a lot of manure”. Ovvero, alla lettera: “Ci vogliono cose cattive per fare cose buone. È come nei campi: per avere un buon raccolto ci vuole un mucchio di letame”. Su, allora, non ci abbattiamo, e cerchiamo invece di concimare e coltivare per bene, sia pure nel nostro piccolo, anche il campo della politica.

6. Michè - 20 aprile 2008

Che bello venire qui e sapere di non essere soli… 🙂

7. Mammamsterdam - 21 aprile 2008

Cara Chiara e cari tutti,

condivido tutto e tutti. Se tocchi il fondo puoi solo risalire e spero si riescano a mettere da parte adesso le dispute sul sesso degli angeli e ricostruire una nuova classe politica ma anche un senso del paese, che forse dovremmo cominicare da quello. L’italia so trascina problemi grandi e irrisolti, e invece di “salvare” l’Alitalia regalandola a putin (bello, pagare per due fallimenti al prezzo di dieci) salviamo L’Italia, o quel che ne retsa, e soprattutto gli italiani, che c’è tanto di buono.

Su Pardi vi segnalo per il 27 aprile dalle 20 alle 21un’intervista a Liberalaradio, un programma di Radio Onda Italiana di Amsterdam.

Maggiori dettagli da me, che mi scoccia usare gli spazi altrui per i miei amici.

Coraggio,

Ba

8. chiaradavinci - 22 aprile 2008

dioniso, forse non ti era nota l’espressione, a avrai di sicuro letto qualcosa di Wolfgang Borchert o di Heinrich Böll. Se non l’hai ancora fatto, puoi sempre provvedere, concentrandoti soprattutto sul primo.

segnale, secondo me ci devono pensare. lo so che Veltroni è corso da solo sapendo già in partenza di perdere ma preparando il terreno per le prossime elezioni, però si dovrà accorgere pure lui che centrosinistra e sinistra se corrono da soli in Italia perdono regolarmente, è già successo due volte. se non lo capisce, vuol dire che è davvero tarato.

Sandra, lasciamo perdere i discorsi alla Grillo che hanno già rovinato abbastanza il paese. non parliamo di “noi” e “loro”, perché di divisioni ce ne sono già abbastanza e invece di strappare le tessere se insoddisfatti sarebbe meglio iniziare ad andare alle riunioni (chi ne ha diritto, ovviamente) e proporre qualcosa. oppure ritirare fuori i girotondi, che a me personalmente piacevano tanto (Marina Astrologo è nel sindacato? andiamo a tirarla per la giacchetta). non buttiamoci, giù, domani è un altro giorno, anche se insieme a Berlusconi.

Damiano, appunto, ma c’è rimasto solo lui. tutti gli altri dove sono? muoversi, muoversi…

Nazzareno, non vent’anni fa, ma nel 2001 una sconfitta simile c’è stata. che abbiamo imparato? nulla. dopo il 2001 sono arrivate le proteste dei girotondi, tu pensa, erano arrivate fino in Germania (ricordo le proteste sotto al consolato di Friburgo con tantissimi tedeschi a supporto, splendido), poi è arrivata la vittoria raffazzonata del 2006 e ci siamo persi. sembra che gli italiani siano buoni solo a protestare e non a costruire. proposte, ci vogliono proposte, idee e non solo proteste e mugugni. da dove si comincia?

Michè, vuoi dire che mal comune mezzo gaudio? ma sei ancora nella Bassa Padana o sei tornato nella terra dove fioriscono le Trabant?

Barbara, salutacelo tanto e digli che ha una grossa responsabilità, quella di rappresentarci (se le proposte sono queste, vieni e impossessati di tutto lo spazio che ti pare 🙂 )

9. mafaldabrasil - 22 aprile 2008

Chiara carissima, è proprio perché vado alle riunioni che mi ritrovo tristemente a constatare che ci sono ancora molti “loro”. Beppe Grullo sta più sul culo a me che a te (passato l’entusiasmo iniziale mi ha veramente gonfiato i cabasisi), ma su alcune cose ha tristemente ragione.
L’anno di prova che ho dato alla mia *partecipazione attiva* al PD è proprio per valutare se sbattersi dal di dentro serve a qualcosa. Temo che sarà frustrante, però. Molto frustrante.
L’altro giorno parlavo con un amico, Stefano C., che è già passato da questa fase (circoli, partecipazione attiva ecc.) e le cui parole mi hanno fatta riflettere. Secondo Stefano il vero movimento d’opinione dobbiamo farlo dalla società civile, per interloquire con chi sta nelle sedi della politica istituzionale. Perché tutti i grandi cambiamenti sono venuti dal basso, e la politica (intesa come istituzionalizzazione della) ha dovuto prenderne atto e muoversi di conseguenza. Parliamo ad esempio dei diritti delle donne, delle leggi ignominiose sulla violenza sessuale che sono state modificate solo quando persone come Tina Lagostena Bassi hanno cominciato a far sentire la loro voce (e a passare in televisione… primi segnali della grande potenza mediatica); o dei diritti dei lavoratori conquistati sul sacrificio degli operai che scioperavano rinunciando a parte dei già magri salari.
Forse è un po’ la logica dei girotondi che anche tu citi, ma i girotondi che altro erano se non un gruppo di “noi” che cercava di tirare qualcuno di “loro” per la giacchetta?
Poi, se vogliamo optare per un altro tipo di linguaggio meno dialettico e più dialogico posso anche esser d’accordo. Ma siccome questo blog non è (ancora :D) una sede istituzionale, penso che ci siamo capiti, nevvero? 😉

10. Michè - 23 aprile 2008

No, non è mal comune mezzo gaudio. È solo contentezza nel vedere che anche qualcun altro vuole adottare un atteggiamento costruttivo.

Per la cronaca, sono tornato in
landia qualche giorno fa e rimarrò a Lipsia fino a metà luglio. 🙂


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