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Post interattivo 28 aprile 2008

Posted by chiaradavinci in scanzonamenti, supercalifragilisti.
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Questo è un esperimento. Un esperimento tutto mio, non ha nessun fondamento scientifico, non è patrocinato da nessuna casa farmaceutica, né posso chiedere il contributo dell’otto per mille.

Vi chiedo di ascoltare la canzone Ratafià di Paolo Conte, ho cercato senza successo il file audio in rete e WordPress non mi autorizza a caricare musica dal mio computer. Se non la conoscete basta che leggiate il testo, tutte le volte che volete, eccolo qua:

Ratafià, elisir, aquabuse
una bottiglieria
mille-feuilles, tarte aux pommes, chantilly,
una pasticceria
il gaucho sa che cos’è
l’aria blu della prateria,
il gaucho è contento e rimane a guardar

Passa la vita come una señorita, de amor
apre il ventaglio e mette a repentaglio i cuor,
camicia allegra che piace anche ai pelagra, folclor
e nel traffico e nel trambusto
ci han preso gusto a tutto questo odor, furor

grut-grut-grut, pot-pot-pot, cling-cling-cling
un traffico africano,
solo lui, paradis, sa cos’è
un clacson peruviano
pensa a me, pensa a me, pensa a me che non so cosa fare,
il cinema è un gaucho seduto al caffè

Gli amanti stanchi lascian gli appartamenti, de amor
dal sesto piano discendon piano piano, pudor
sui marciapiedi, trascinan stanchi piedi, sudor
e nel traffico e nel trambusto
ritorna il gusto di tutto questo amor, tenor

Passa la vita, come una señorita, de amor
apre il ventaglio e mette a repentaglio i cuor,
la pampa attende in un silenzio d’erba, fulgor
che ritorni l’uomo-cavallo
nell’intervallo del suo stupor, baglior, albor
Passa la vita, come una señorita, de amor

Letto? Ascoltato? Ecco, ora ditemi come vi immaginate la vita del gaucho e degli amanti stanchi. Parole in libertà, associazioni di idee, ditemi tutto, ma proprio tutto quello che vi passa per la testa su queste parole e su questa musica.
Era tanto che volevo dirlo: poi, vi faremo sapere.

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Commenti»

1. una piastrata rinata a nuova vita - 28 aprile 2008

mamma-di-marlon ma non si fa così! insomma, non vale ;p

2. Dante A. Ristori - 28 aprile 2008

Passa la vita come il Dante A. Ristòr…

3. Lupus silens - 28 aprile 2008

Chiuso per lutto… e stivaggio boa di struzzo!

4. vanessa - 29 aprile 2008

Merda Lupus, che botta. Merda.

5. chiaradavinci - 29 aprile 2008

Scusate, io cerco di distrarmi e non pensarci (ma se la sono voluta candidando Ciccio Rutello, se la sono voluta), e voi girate il coltello nella piaga.

Ra-ta-fià. Ra-ta-fià.

Apramo un dibattito!

6. Lupus gramus - 29 aprile 2008

Ok, apriamo un dibattito: secondo voi cinque anni di naftalina rovinano le piume di struzzo?

7. mafalda sem mais esperanças - 29 aprile 2008

Secondo me invece della naftalina devi usare i sali antiumidità, tipo Air Wick, hai presente? Però non prendere quelli profumati al pino, perché sono più puzzolenti dell’arbre magique. Assolutamente quelli inodore.

(sposo la filosofia-davinci, distrarsi e non pensarci. Ma il 2009 è vicino: temo che saranno volatili per diabetici anche dalle parti di Bologna…)

8. mafalda sem mais esperanças - 29 aprile 2008

non volevo fare l’occhietto, mi è solo scappato un punto-e-virgola, oh, ma ne azzeccassi una???

9. però a roma è una tragedia - 29 aprile 2008

Va bene allora, libere associazioni su Ratafià, ma poi non dire che non ti obbedisco:
Via Cartoleria a Bologna, Viva Maria!, Che coss’è l’amor, il mercato di Takoradi, l’assenzio allo Schwarzsauer di Kastanienallee, il mio vestito rosso col cappuccio a punta e il campanello, Metal and Melancoly. E quell’altra cosa.

10. Michè - 30 aprile 2008

Oh, oh… proprio non avevo colto l’allusione e, prima di leggere gli altri commenti, ho scritto una storia di mezza pagina che non c’entra nulla con cicciobello e uòlter… Non so nemmeno se postarla, alla luce delle nuove rivelazioni mi sembra troppo pretenziosa. 😦

(Quando bacio le Trabant sono piuttosto scioccate, poi, quando dico che è da parte tua, sono molto più contente. Ricambiano affettuosamente i saluti.)

11. chiaradavinci - 1 maggio 2008

Miché, di allusioni non ce n’erano proprio, ho scritto il testo della canzone con l’unico scopo di sapere cosa ne pensate e la tua mezza pagina sarebbe superbenvenuta.
Poi, come sempre, qui i discorsi prendono sempre tutt’altra piega, come dire? Questo blog lo fate voi!
Grazie per l’affetto e continua pure a baciarle, prima o poi ci prendono gusto 😉

però a roma ecc. ecc. grazie pubblico e privato. Kastanienallee, ah, Kastanienallee… sob! per i cornetti alla crema, però, mi sa che staimo messi meglio qua (in Germania quando va bene ci mettono il pudding fatto con le buste).

per tutti gli altri: Uolter e Ciccio Rutello se la sono voluta. sono diventati un partito di centro e devono capire che senza la sinistra vanno da poche parti. ora abbiamo toccato il fondo, si fa ‘bomba’ e si riparte, ma, come diceva qualcuno “con questi non vinceremo mai”. e poi Ratafià, elisir, aquabuse…

12. Michè - 2 maggio 2008

Visto che è superbenvenuta, la posto. 😉 Non è venuta un granché, ma è un gioco, no?

Giusto un piccolo appunto su: Passa la vita come una señorita, de amor. Qui Conte è un po’ ambiguo: si può benissimo capire che è il gaucho a passare la vita come una señorita ecc., ma anche che è la vita (compresa quella del gaucho) passare così. All’inizio ho captato solo la seconda possibilità .

========

Il gaucho è immigrato a Parigi tanti anni fa. Doveva essere per poco tempo e invece… Forse viene veramente dall’Argentina e a casa beve spesso mate. O forse viene dalla Maremma e da giovane andava a cavallo. In compenso non sa nuotare, è single e quando è solo suona il banjo. Fa l’elettricista in proprio, ma attualmente gli affari non vanno proprio a gonfie vele. Essendo luglio, molti clienti sono partiti in vacanza e a lui non rimane che starsene seduto alla terrazza di un bistrot in rue St-Antoine, fumando un sigaro e i suoi ricordi di gioventù.
È proprio quando è più vuota che Parigi puzza di più. L’aria è permeata di uno strano retroaroma in sordina: sudori, macadam che si appiccica alle scarpe come liquirizia, cunicoli metropolitani e altre cosette di cui non diremo, casomai qualcuno avesse appena finito mangiare. Le vampate d’aria dolce sprigionate a tratti dalla pasticceria di fronte sono una benedizione, gelsomini in mezzo alla palude olfattiva.
Dietro al gaucho c’è un bancone a cui si vendono i tabacchi e si puntano i numeri del LOTO. Qualche vecchietto segue trepidante sullo schermo della PMU le evoluzioni del cavallo sul quale ha puntato un pezzetto di pensione. Ma altri cavalli ha in mente il gaucho e non ha tempo di stare a sentire radio bistrot che gli chiacchiera intorno, lui sente appena un lontano brusio di falò accesi.
I nuovi avventori entrano salutando: “Ça va, chef ? Pinaise, c’qu’i’fait chaud c’t aprèsm’ !” Il gaucho risponde appena con un cenno della testa e continua a contemplare le volute di fumo che si staccano dal suo sigaro e si disperdono nell’afa luteziana.
Due persone però ha degnate persino di uno sguardo, prima di perdersi nuovamente nella sua rêverie, quasi preso da nuova ispirazione: quella coppia un po’ bohémien, entrata poco fa per comprare del tabac à rouler. Probabilmente studenti: un appartamento a due stanze sulla riva sinistra, un po’ come quello di Jérôme e Sylvie in rue Quatrefage, vicino alla moschea; lavoretti da fame nei fast food, per arrotondare la paghetta versata mensilmente dalle rispettive famiglie; forse ogni tanto per sfizio un concerto in una cave fumosa in rue des Rosiers; e, in questa stagione, pic-nic serali sul Pont des Arts o al Quai de la Rapée, con amici convinti come loro di essere intellettuali, cartine, tabacco e chitarre da suonare con una tessera telefonica al posto del plettro. Sul viso campeggiano vistose occhiaie, ma più giù l’occhio acuto e umido del gaucho nota anche un impercettibile movimento di narici, che in un istante sembrano voler inalare il mondo. O forse anche loro sono rimaste impigliate in fili di tarte aux pommes e chantilly?
Sarebbe facile liquidare quell’apparizione con un noncurante “Pff, blancs becs…”, ma se lo facesse il gaucho non sarebbe più il gaucho. Ora sorride soddisfatto e sembra fantisticare con ancor più gusto di prima. Che avrà visto in quei due tizî un po’ goffi che hanno appena lasciato il locale? Al gaucho è inutile chiedere. Probabilmente non lo sapremo mai.


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