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Hey hey Many Many, rock and roll will never die 16 dicembre 2008

Posted by chiaradavinci in da vinci's family, Maestri.
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L’orsacchiotto preferito di Leonardo si chiama Manfred, come il signore che per anni ha diretto la sezione dell’ASL di Friburgo dedicata agli studenti (perché sì, l’ASL tedesca ha una sezione speciale per gli studenti). Ricordo la prima volta che sono entrata nel suo ufficio, fresca fresca di Erasmus, col mio Ecccentoqualcheccosa in mano e tanta paura. Un signore trai quarantacinque e i cinquanta (io avevo poco più che vent’anni, sì, era un signore) coi baffi e gli occhiali scuri mi accolse, dandomi la mano, e poi andò a preparare un caffè per tutti e due. Le pareti dell’ufficio erano tappezzate di foto di Elvis, versione anni Settanta: ciuffo, frange e scarpe di serpente (no, Laura, il brillante in pieno dente, no…). Guardando meglio mi accorsi che non era Elvis, ma il signore stesso, e mi stette già più simpatico. Tornò col caffè, guardò il mio Eccentoqualcheccosa e scosse la testa. Io provai a dirgli che anche mio padre lavorava all’Asl e che se c’era qualcosa che non andava potevamo provare a chiamarlo.  Lui scosse di nuovo la testa,  disse (con un accento del Baden-Württemberg che nemmeno Udo della Clinica della Foresta Nera): Signorina, lei crede forse che suo padre sia l’unico dipendente dell’Asl al mondo con poteri magici? Il problema glielo risolve subito Manfred, e se avrà di nuovo bisogno, mi chiami a questo numero e mi mise in mano un biglietto da visita con su, manco a dirlo, la foto di Elvis e due lustrini. Oh yeah.

Gli anni passarono, e a me questo Manfred era rimasto nel cuore, ogni tanto passavo per offrirgli un caffè, per fare due chiacchere o per portargli i soliti Eccentoqualcheccosa e fargli scuotere allegramente la testa. Nel frattempo avevo scoperto che era una specie di celebrità lì a Friburgo. Non solo era il cantante leader della celebre band Many and the teddyshakers (e adesso si capisce il perché del nome del pupazzo), ma era pure impegnatissimo con associazioni filantropiche, sempre attento ad aiutare i giovani musicisti locali, in prima linea nella lotta al razzismo e impegnato in politica. Coi verdi, che in Germania hanno delle gran palle.

Quando io e il dring andammo a vivere insieme, ce lo ritrovammo come vicino. Si fermava sempre a chiederci come stavamo, col suo sorriso a quaranta denti e l’immarcescibile accento badisch anche quando tentava di parlare spagnolo (perché lui mandava parte dello stipendio ai bambini di un orfanotrofio di Cuba, e andava spesso a trovarli, perché ich bin ein alter Sozialist, und auch etwas mehr, sozusagen…). E sempre due parole sull’Inter o sul Barça, nonché sul Freiburg e sulla fortuna che il club aveva avuto dandomi lavoro.

Quando andai a salutarlo prima di tornare definitivamente in Italia, dieci anni esatti dopo quel primo ingresso nel suo ufficio, lo vidi commosso, e ricordo che mi chiese di portargli a conoscere i nostri figli, quando sarebbero arrivati.

Noi siamo appena tornati da Friburgo, tutti insieme. Marlonbrando ha scoperto la neve, i Wurst e gli Spätzle, ma non ha potuto conoscere Manfred. Quello con le frange e il ciuffo, voglio dire, perché se n’è andato lo scorso settembre, a sessantadue anni, e mi dicono che ha sorriso pure in faccia al cancro.

Many rocks on

Many rocks on

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Commenti»

1. arancioeblu - 18 dicembre 2008

con queste premesse e il figlio che tieni, mi sembra che nelle tue playlist manchi qualcosa di fondamentale…

2. chiaradavinci - 18 dicembre 2008

ho provveduto. in queste cose sono ancora molto, molto imbranata, quindi ci sta che abbia combinato qualche pasticcio, però ci ho messo tutta la buona volontà e ho provveduto.

3. dring (aka stockton-to-malone) - 18 dicembre 2008

che dire… mmm (manfred mitischer mann)

4. al - 18 dicembre 2008

aggiungo quanto mi è dispiaciuto quando da “student” sono diventato “angestellter” e sono dovuto andare all’asl per i dipendenti. Anche lì erano disponibili e parlavano pure hochdeutsch, ma non era lo stesso.

5. vale - 22 dicembre 2008

ora dico una cretinata, ma com’è che le cose belle che ci capitano in germania sono bellissime?

6. chiaradavinci - 22 dicembre 2008

Vale, forse erano così belle perché noi eravamo giovani. No, via, Manfred mi prenderebbe a sberle per un’affermazione come questa. Le cose belle capitano a chi se le merita, soprattutto in Germania, va bene così?


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