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Il grande cocomero 31 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in all you need is love, da vinci's family.
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“Nano, giochiamo alla frutta, io chi sono?”
“Sei un bìui”
“Va bene, amore, io sono un kiwi, e tu?”
“Io sono sandía”
“Slurp, io adoro il cocomero, ora ti mangio…”
“Prima togli i semi”.

May the great pumpkin bring gifts to everybody. Io ci ho creduto e me ne ha portati due meravigliosi. Precisini e rompicoglioni, ma meravigliosi.

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Mezzo pieno, sì, ma di birra. 29 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, Inter (nazionale).
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Pensate a un essere che oramai non è più nemmeno umano, che non fa una vacanza da due anni (nemmeno un uikènd e non perché mi fa schifo la parola), che ha il bioritmo di una zanzara sotto anfetamine, un nano ipercinetico, molto volitivo e duro (che tra parentesi ha deciso che a Pisa ci sono asili molto più belli che a Empoli e vuole andare lì, accidenti a me e ai miei sdoganamenti), una mamma rappezzata, un lavoro che la tiene davanti al computer dalle 10 alle 13 ore al giorno fine settimana compresi e un marito molto presente in intensità ma poco in tempo. Quello stesso pseudoessereumano cianciucato si è dovuto fare un mazzo così (segue gesto delle mani davanti al viso con pollici e indici a formare qualcosa di indistintamente rotondo) per rimettere a posto un libro di 700 pagine sul vino tradotto coi piedi (piedi rubati alla vendemmia, sia chiaro) in tempi brevissimi per poi sentirsi fare una partaccia per aver confuso un aggettivo (sulle suddette 700 pagine riscritte di sana pianta). Siccome all’ultimo minuto le viene richiesta la traduzione della prima cartella del nuovo racconto (in uscita in estate) per subito e nonostante un’emicrania che ammazzerebbe un cavallo maremmano (l’unico che potrebbe correre il Palio e andare in culo a tutti, per intenderci)  questo essere umano cianciucato non ha il tempo di vedere la sua squadra del cuore vincere dopo tante polemiche. Però quello stesso essere umano cianciucato stamani si alza,  prepara il nano, lo porta riluttantissimo e vestito da uomo ragno (da uomo ragno) all’asilo, poi torna a casa, legge questo e manda affanculo tutti.

http://www.giuseppeborsoi.it)

e non sono nemmeno così bellini (tratta da:http://www.giuseppeborsoi.it)

http://www.schweinebande.org) sempre più consumati.

sempre più consumati (tratta da: http://www.schweinebande.org)

Altro libro, altro regalo. 26 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, lector in fabula.
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In realtà è un prestito, ma si è trattato ugualmente di una bella sorpresa.

A Capodanno dovevo andare al cinema con una coppia di amici – inciso non necessario, ma mi fa piacere dirlo: due persone splendide. Volevamo vedere l’ultimo film di Salvatores, ma è andata che abbiamo girovagato come sedicenni per poi finire a casa loro a mangiare sushi e a brindare insieme a Winnie The Pooh. La serata è stata molto piacevole, però mi è rimasta la voglia di scoprire qualcosa di più di Filippo Timi, così la mia ospite ha tirato fuori da un cilindro virtuale questo:

Tuttalpiù muoio, Fandango libri.

Filippo Timi e Edoardo ALbinati: "Tutt'alpiù muoio", Fandango libri.

Avevo visto e sentito anche lui dalla Bignardi, però, credo fondamentalmente a causa del suo accento perugino  –  per ragioni a me chiare ma non divulgabili, mi fa tutt’altro che simpatia – non mi aveva conquistato più di tanto (sempre per inciso, Gipi aveva l’accento pisano, ma mi ha fatto ugualmente un gran bell’effetto).

Dopo aver letto il libro resto dell’idea che non vorrei essere sua amica, però ritengo che sia una persona degna di rispetto.  Timi è mezzo cieco, balbuziente, a rischio epilessia, omosessuale, lui dice anche affetto da sindrome di Pollyanna e questo già basterebbe a catalogarlo come vittima. Inoltre è cresciuto in un paesino umbro (per me poteva essere anche lombardo, siciliano, laziale, toscano, il problema sta nell’ -ino più che nella specificazione geografica), in cui tutti conoscevano tutti, tutti giudicavano tutti, tutti si sentivano sollevati nell’avere come vicino una vittima designata come lui.  Ecco,  la morale della favola sembra già segnata: grazie all’impegno, alla dedizione e alla  forza  di volontà il nostro eroe sconfigge il male e le maldicenze e diventa un attore bello, bravo e rispettato da tutti.

Eh no, la fine è quella (anche se nel libro non ne parla, culminando invece in un finale onirico e da volemosebbene, carico di un’ironia vergognosa e sconvolgente), ma è il mezzo che è diverso.  Lui è diventato quel che è reagendo al clima vittimistico con estrema arroganza e violenza, ritagliandosi il ruolo del cattivo, del buffone e del volgare per forza e traendo da da ciò l’energia necessaria a crescere. Non è Pollyanna che troverebbe il bello anche in chi vuole dipingerlo come uno storpio, ma tutto il contrario, ed è questa la sua forza.

E’ un libro carnale, violento, istintivo, anche un po’ bestiale. Un libro che per certi versi potrebbe sembrare l’ennesima scimmiottatura (ronf… zzz…) di Borroughs, però i due finali (quello vero e quello fittizio) lo rivalutano.

L’ho sentito dire che i libri successivi sono diversi, più intimistici, meno esibizionisti e che questo gli è servito da terapia. Coi prossimi lo attendo al varco, ma questo mi è piaciuto proprio.

Sfrush 23 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in lector in fabula, meravigliose creature.
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Per colpa di Gipi stamani mi sono svegliata con le borse sotto gli occhi e lo sbadiglio arrugginito.

L’ho letto tutto d’un fiato e quando ho spento la luce ci ho messo un po’ ad addormentarmi. LMVDM è allo stesso tempo un pugno e una carezza (ecco, l’inversione l’ho messa perché Celentano basta). Un libro scribacchiato a mano, fatto di immagini volutamente semplici e bellissime, perché il signor Pacinotti non vuole stupirci con effetti speciali, ma giusto con due righe stortignaccole che di speciale hanno molto di più. Perché virtù luce anche in disadornissimo ammanto, se luce davvero.

Ora, non so se le cose che racconta sono reali, se è proprio la sua autobiografia, però le racconta bene e le mette insieme bene e le fa anche finire bene, ed è tutto un male, male, male accanto a un bene, bene, bene, com’è la vita vera. Voglio dire, non so se le cose sono andate davvero così come le racconta, però sono certa che lì dentro c’è lui. Lui senza protezioni, senza mediazioni ma non improvvisato, indifeso ma non esibizionista.

E’ un libro a zig zag. Si va un po’ di qui, si passa di là, si ritorna di qua, di su e di giù. Gipi butta lì una cosa, se ne va, e poi torna a prenderla e a modo suo la spiega, alla faccia dell’asimmetrico e dell’aguzzo di questo ragazzo dalla faccia aguzza e asimmetrica.

Racconta di un mancato stupro a due passi, di un quasi-suicidio, di problemi di droga e di erezione, di amori mancati, di amici che vanno e vengono, di cose non dette ritirate fuori dopo tanto, di adolescenti pisani (sdoganatissimi, quasi quasi chiedo la cittadinanza). Racconta tutto con una semplicità e una naturalezza che disarmano, con una sincerità che fa quasi tenerezza e che – se uno ha visto l’intervista di Miss (precisazione antipecoreccia: è una I quella tra la P e la S) Pissera Bignardi – è impossibile non prendere sul serio. Ecco, questo sì, il libro è serio. Bello e serio, anche se ogni tanto fa ridere. Serio e non pesante, serio in bianco e nero, serio ogni tanto a colori.

Colorate, dettagliate e per certi versi più realistiche sono le tavole extra. La storia dei pirati che su una nave trovano un solo superstite, magro magro, col nasone e le orecchie a sventola (o chi sarà mai? Pippo Baudo? Franco Battiato? Pippo Franco?) e gli chiedono di raccontare storie d’amore, perché loro le donne non le vedono mai. Però lui non ce la fa a raccontarle e per punizione lo abbandonano su un’isola sperduta. Su quell’isola succede un po’ di male e un po’  più di bene e alla fine si giunge alla conclusione che uno è felice se capisce cosa vuole ed è capace di esprimerlo. Come gli indigeni dell’isola. Loro dicono solo “sfrush”, parola che vuol dire tutto, ma il suo significato dipende dal sentimento di chi la pronuncia. “E’ un linguaggio onesto”, almeno lui.

Se non si fosse capito, m’è garbato tanto e ora vo a dipingere Garibaldi di blu. Sfrush.

PDVC, no… BLDV, no… PTCR, no… insomma, trovatelo da voi 22 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in lector in fabula, meravigliose creature, traduzione.
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Come dicevo dianzi (dianzi, sì, dianzi, perché noi toscani si dice codesto e dianzi, va bene?) qui, qualche settimana fa dalla Bignardi (oh, a me mi garberebbe proprio esse’ come la Bignardi, marito pisano a parte) ho scoperto Gipi.

(Oggi WordPress non mi lascia caricare i video, però se andate qui lo vedete)

Come dicevo sempre lì, mi hanno molto colpito tutti e due (no, Sofri non c’entra), l’artista Gipi e l’uomo Gipi. Dell’artista c’è poco da dire, ne ha parlato anche il Uollstrittgiurnal, è bravo, disegna da Ibra (nel senso che fa con il pennello quello che Ibra fa coi piedi, ma è più simpatico, anche se pisano), ha una rubrica fissa su Internazionale e ha vinto anche un sacco di premi. Quanto all’uomo invece si vede che è uno che ha parecchio da raccontare, uno trasparente, complicato ma vero, un gran bel tipo, che non si vergogna di quello che dice, pensa, fa, è.

Mi piacerebbe molto leggere il suo romanzo, se mi arrivasse, perché è più di un mese che l’ho ordinato ma sembra inesistente. In realtà sono proprio curiosa: sarebbe la prova tangibile del fatto che i pisani sanno scrivere. Oddio, non è che ci voglia la scienza per scrivere LMVDM, ma per un pisano è già tanto.

In rete ho trovato il suo blog e un sacco di belle interviste. Questa è quella che mi piace di più, ci sono tanti bei disegni e un paio di affermazioni che mi hanno colpito:

Molti farebbero carte false per poter accedere nel mondo del fumetto, forse perché, soprattutto in Italia, quello del fumettista è visto come un mestiere goliardico, un lavoro che non è un lavoro. […] Cosa ne pensi?
Che se si paragona a tutti quei mestieri alienanti e umilianti che ci sono in giro, questo lavoro è assolutamente un paradiso. Nel mio caso, poi, che lavoro in assoluta libertà, è un superparadiso. Naturalmente c’è da farsi il mazzo, ma è una cosa piacevole. Certo può diventare un inferno se si segue il lato oscuro, se si viene presi dalla smania di pubblicazione quando non si è ancora pronti o si sceglie questa professione per fare quattrini.

Sostituendo le parole ‘fumetto’ e ‘fumettista’ con ‘traduzione’ e ‘traduttore’, avrei potuto dirlo io.

//www.officina-creativa.net, prova che Cernobil ha fatto nascere un pisano furbo, ma uno bello cera già.

Foto tratta dal sito http://www.officina-creativa.net, prova che Cernobil avrà pur fatto nascere un pisano furbo, ma uno bello c'era già.

Piccoli ingegneri crescono 2 21 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in da vinci's family.
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Le educatrici mi dicono che marlonbrando è portato per le costruzioni, ci passa le ore, che quando mangia la merenda butta il foglio nella spazzatura e che ha una predisposizione naturale per i numeri.

Ma adora anche il ballo, le scarpe coi tacchi, le dimostrazioni di affetto. Ama le rime, i lustrini e le eleonoradusate. Gli piace stare al centro dell’attenzione, fare caciara e le quattro del mattino (l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare).

Se l’America ha un (gran bel) presidente nero, chi vieta a me di avere un figlio ingegnere dell’anima?

Vladimir Majakovskij, ma anche i ragazzi di piazza Majakovskij.

Vladimir Majakovskij, ma ci starebbe bene anche una foto dei ragazzi di piazza Majakovskij.

Lassù qualcuno capirà la battuta e riderà. Za’, ci manchi.

Eldoradi terra-terra 2 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in all you need is love, da vinci's family, viaggi e miraggi.
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La fantasia illimitata di marlonbrando ha generato un locus amoenus in cui rifugiarsi nei momenti di tristezza. Un Eldorado dove tutto è possibile, una terra di latte e miele senza violenza, terrore, lacrime, un paradiso terrestre a misura di nano in cui non esistono malattie, morsi di bimbi prepotenti, dottori Estivill, insegnanti di nuoto tonte, milanisti cattivi.

Quando la nonna spagnola sale sul treno per tornare a casa, è lì che va. Quando il babbo alla mattina esce per andare al lavoro, lì si dirige. Quando la mamma e l’altra nonna vanno a farsi coccolare da medici comprensivi e bellissimi, non hanno altra meta.

Vorrei entrare nella sua testolina per vedere com’è strutturato fisicamente questo luogo, se ha strade e piazze o solo fiumi di cioccolato, se gli abitanti somigliano ad allegri Humpa-Lumpa o sono omìni e donnine di panpepato,  se ogni bambina che passa ti bacia, se le porte sono fatte di pizza e le finestre di schiaccia del forno di Ponzano,  se i vigili fanno l’hula-hoop e se i cartelli stradali sono dipinti con le matite a cera.

E sentire i profumi che si annusano per quelle strade magiche: l’odore dei biscotti di mamma appena sfornati, della tempera colorata stesa sul foglio, del fango e dell’acqua piovana nelle pozzanghere, del pallone di cuoio con cui fare gol (in genere di Ibra), quello della neve che ha appena scoperto.

Marlonbrando e il dring lunedì a mezzogiorno atterrano a Pisa. E sarò ben felice di confrontare queste fantasie con la cruda realtà.