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Altro libro, altro regalo. 26 gennaio 2009

Posted by chiaradavinci in egolalia, lector in fabula.
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In realtà è un prestito, ma si è trattato ugualmente di una bella sorpresa.

A Capodanno dovevo andare al cinema con una coppia di amici – inciso non necessario, ma mi fa piacere dirlo: due persone splendide. Volevamo vedere l’ultimo film di Salvatores, ma è andata che abbiamo girovagato come sedicenni per poi finire a casa loro a mangiare sushi e a brindare insieme a Winnie The Pooh. La serata è stata molto piacevole, però mi è rimasta la voglia di scoprire qualcosa di più di Filippo Timi, così la mia ospite ha tirato fuori da un cilindro virtuale questo:

Tuttalpiù muoio, Fandango libri.

Filippo Timi e Edoardo ALbinati: "Tutt'alpiù muoio", Fandango libri.

Avevo visto e sentito anche lui dalla Bignardi, però, credo fondamentalmente a causa del suo accento perugino  –  per ragioni a me chiare ma non divulgabili, mi fa tutt’altro che simpatia – non mi aveva conquistato più di tanto (sempre per inciso, Gipi aveva l’accento pisano, ma mi ha fatto ugualmente un gran bell’effetto).

Dopo aver letto il libro resto dell’idea che non vorrei essere sua amica, però ritengo che sia una persona degna di rispetto.  Timi è mezzo cieco, balbuziente, a rischio epilessia, omosessuale, lui dice anche affetto da sindrome di Pollyanna e questo già basterebbe a catalogarlo come vittima. Inoltre è cresciuto in un paesino umbro (per me poteva essere anche lombardo, siciliano, laziale, toscano, il problema sta nell’ -ino più che nella specificazione geografica), in cui tutti conoscevano tutti, tutti giudicavano tutti, tutti si sentivano sollevati nell’avere come vicino una vittima designata come lui.  Ecco,  la morale della favola sembra già segnata: grazie all’impegno, alla dedizione e alla  forza  di volontà il nostro eroe sconfigge il male e le maldicenze e diventa un attore bello, bravo e rispettato da tutti.

Eh no, la fine è quella (anche se nel libro non ne parla, culminando invece in un finale onirico e da volemosebbene, carico di un’ironia vergognosa e sconvolgente), ma è il mezzo che è diverso.  Lui è diventato quel che è reagendo al clima vittimistico con estrema arroganza e violenza, ritagliandosi il ruolo del cattivo, del buffone e del volgare per forza e traendo da da ciò l’energia necessaria a crescere. Non è Pollyanna che troverebbe il bello anche in chi vuole dipingerlo come uno storpio, ma tutto il contrario, ed è questa la sua forza.

E’ un libro carnale, violento, istintivo, anche un po’ bestiale. Un libro che per certi versi potrebbe sembrare l’ennesima scimmiottatura (ronf… zzz…) di Borroughs, però i due finali (quello vero e quello fittizio) lo rivalutano.

L’ho sentito dire che i libri successivi sono diversi, più intimistici, meno esibizionisti e che questo gli è servito da terapia. Coi prossimi lo attendo al varco, ma questo mi è piaciuto proprio.

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Commenti»

1. unatraduttrice - 26 gennaio 2009

non c’entra niente (ma che te lo dico a fare), però io il film di salvatores l’ho visto ed è entrato subito nella top5 dei peggiori del 2008, per quanto mi riguarda. allora, memore della mia giovanile passione, mi sono detta che dovevo dare una chance ad ammaniti e ho comprato il libro (quello da cui è stato tratto il film). sono a metà e mi sa che ho sbagliato a dare una chance ad ammaniti.
timi, invece, l’ho visto qualche sera fa in una replica di very victoria e dopo due minuti ho cambiato canale (per la cabello, per timi, per cosa? boh).

2. chiaradavinci - 26 gennaio 2009

anch’io continuo a dare chance al mio amore giovanile (Mediterraneo, Marrakech Express, Turné e Kamikazen li so a mente, Amnèsia mi è piaciuto molto, il resto è da buttare), per questo avrei visto volentieri anche l’ultimo. pure con Ammaniti l’amore è altalenante: Branchie +-, Ti prendo e ti porto via +++, Io non ho paura +-, se tanto mi dà tanto l’ultimo dovrebbe piacermi 🙂

P.S. la Cabello è peggio di Sofri.

3. unatraduttrice - 26 gennaio 2009

ma sai che a me non sono dispiaciuti né denti né nirvana (amnesia credo di non averlo visto, se l’ho visto è peggio, perché non me lo ricordo)? però, per me, marrakech express è il top. di ammaniti, invece, mi era piaciuto tutto, pure se concordo: ti prendo e ti porto via non ha eguali (ma anche i racconti di fango li ricordo con gran piacere). l’ultimo mi sembra un lungo videoclip (vale per il film e vale per il libro – ma sono ancora a metà). e, oddio, nonostante io ami follemente elio germano, in quel film non mi è piaciuto manco lui. c’è di buono, però, che finito questo, inizio l’ultimo del moroz, e lì vado sempre sul sicuro. smack

4. chiaradavinci - 26 gennaio 2009

eh, sì, col Moroz e con Elio Germano si cade sempre in piedi. quasi quasi mi ci faccio la maglietta.

5. my - 27 gennaio 2009

2 cose completamente inutili per segnalare la presenza (mia).

1) il film di salvatores io l’ho visto. Avendo letto e goduto il libro ho fatto un gran casino dentro il mio piccolo cervellino. Comunque bello.

2) io vivo in un paesINO “in cui tutti conoscono tutti, tutti giudicano tutti, tutti si sentono sollevati nell’avere come vicino una vittima designata come lui. ”
che depressione!

6. chiaradavinci - 27 gennaio 2009

guarda My cara che anch’io sono cresciuta in un ambiente del genere e so che può avere anche i suoi vantaggi (riassumibile in ‘che ne sai tu – cittadino – di un campo di grano?’). quello che critico in questo contesto non è la vita nel paesino, ma la mentalità da paesino gretta, conformista, conservatrice, arretrata, si-stava-meglio-primista e pietistica. l’ideale è vivere in un posto così con un’altra testa, ed è molto più facile se non si corrisponde alla descrizione che ho appena fatto di Timi. un bacio al topo!

7. wanezza - 27 gennaio 2009

E’ un’indagine istat? posso partecipare anche io?

Ammaniti: ti prendo e ti porto via **** , come dio comanda *
Salvatores: turne’ **** (tre e mezzo delle quali per bentivoglio che recita la traduzione di Paint it black… benche’ omettendo di nominare il traduttore, evabbe’), Mediterraneo ***, Marrakech Express ****, Denti *, Nirvana **

Baci

8. wanezza - 27 gennaio 2009

E poi volevo dire, chmp**, dimmi tu cosa devo leggere d piu’ di questo morozzi, visto che chmp* non mi ha risposto. Uaaaahhh.

9. wanezza - 27 gennaio 2009

e concludo una mezzora record di presenzialismo egolalico segnalando un libro che mi e’ finalmente arrivato e non vorrei che rischiasse di passare inosservato, questo:
http://www.azimutlibri.com/dettagli/dettaglio_general.php?id=249

ciao, si’ si’ basta la smetto

10. chiaradavinci - 27 gennaio 2009

come non ti ho risposto, truffaldina! partendo dal presupposto che secondo me di Morozzi si deve (imperativo categorico kantiano) leggere tutto, io partirei con i racconti (Luglio agosto e settembre nero, zio savoldi, dieci cose che ho fatto…) per poi culminare in Blakout, poi Despèro e alla fine il capolavoro assoluto L’era del porco (se lo leggi prima ti godi meno il resto). Da qualche parte puoi infilarci anche l’Emilia o la dura legge della musica. Quando avrò letto anche le graphic novel (Gipi mi ha fatto appassionare al genere), ti farò sapere. ah, ‘sti giorni ti scrivo perché una mia amica normalista ma normale viene a Berlino ed è un po’ spaesata.

11. chiaradavinci - 27 gennaio 2009

oh, ma quel link è proprio casuale. siccome non ne abbiamo mai sentito parlare, ci farebbe piacere sapere se ti è piaciuto, così valutiamo l’eventualità di comprarlo.

12. alexdoc - 27 gennaio 2009

“Accecati dalla luce” proprio non me lo nomini eh? Quello e “L’Emilia o la dura legge della musica” sono i miei preferiti. Sai, qui è lo springsteeniano e l’emiliano che parla… Ma tutto Moroz merita di essere letto.

13. unatraduttrice - 27 gennaio 2009

visto che sono chiamata in causa e visto che io c’ho la fissa della cronologia, per me bisogna cominciare da despero, non si scappa. e però, vane, “questo morozzi”, no, così non va. ci vuole un briciolo di rispetto, eh? 😉 (giusto marmu?)

14. chiaradavinci - 27 gennaio 2009

cmp* prima di leggerlo possono chiamarlo come vogliono, è dopo che la cosa cambia!
e mi permetto di dissentire, se cominci con Delpiero, poi Luglio col bene che ti voglio e gli altri racconti ti risultano un po’ sciapi. “Accecati dalla luce” ce l’ho ma ancora non l’ho attaccato, e mi mancherebbe pure Germi.

15. Sandra - 28 gennaio 2009

Anch’io sono una fan di FIlippo Timi per tutti i motivi che ha scritto chiara, con l’aggravante che a me l’accento perugino non sta antipatico per niente. Ma “Come Dio comanda” è stato l’unico film della mia vita nel quale ho avuto voglia di uscire alla fine del primo tempo senza vedere il resto. Il secondo tempo migliora un po’, ma il finale è il classico colpo di grazia. Non gli darei nemmeno una stellina. L’unica cosa che salvo è l’interpretazione degli attori (Timi e Germano su tutti). Ma non basta a rendere vedibile un film.

16. alexdoc - 28 gennaio 2009

Non l’ho ancora visto, ma più ne sento parlare meno mi vien voglia di vederlo. Anche per me Gabriele è stato un idolo giovanile, che oltre ai nostri comuni amori rock, politica e Inter c’è sempre stata pure una certa strana somiglianza fisica che mi ha fatto scattare l’identificazione e la simpatia, fin da ragazzino quando i capelli io li avevo ancora. Dunque giudizio di un vecchio fan ad oggi sulla sua arte: Kamikazen, Marrakech, Turnè, Puerto Escondido, Io non ho paura capolavori. Mediterraneo rivisto quest’estate mi è sembrato (almeno) un livello sotto, sopravvalutato. Amnesia ben più che gradevole, sottovalutato. Dei rimanenti, non riesco a salvare niente manco sforzandomi.

17. wanexxa - 28 gennaio 2009

@untraduttrice, non franintedere, la mia era un’esperssione ellittica per “questo [celebre scrittore a nome] morozzi [di cui tanto ho sentito parlare]”. comunque, la settimana prossima mi arrivano due ospiti dall’italia e mi faccio portare su la roba.

@helle von vinz, non sono truffalrdina, no no, non mi hai risposto e se mi dici che googlemail si e’ fagocitato una tua lettera, gli faccio causa. subito.
si’, appena avro’ letto *quel* libro, vi faro’ sapere, eh eh, ho come l’impressione che mi piacera’.

18. 737 parole utili « cose interessantissime che ho pensato al semaforo mentre aspettavo che l'omino diventasse verde - 25 marzo 2010

[…] è facile accogliere lo spirito di Pollyanna quando le cose non vanno, e lo dico con fare giornalistico (pro-mo-tionnn: tra poco […]


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