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Sturm und Dring 24 ottobre 2008

Posted by chiaradavinci in all you need is love, da vinci's family.
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Ricordo che quando arrivai al liceo ci fu una delle poche ondate ribelli degli anni Ottanta e alla prima manifestazione anti-Falcucci urlavamo “Se il sessantotto è stato niente male, l’ottantasei sarà eccezionale”. Poi l’ottantasei si è rivelato uguale all’ottantacinque, e pure l’ottantasette, l’ottantotto, l’ottantanove… A parte la ventata della Pantera (io ero impegnata con la maturità e al mio liceo se scioperavi ti chiamavano in presidenza e rischiavi la pubblica fustigazione), poi in Italia abbiamo avuto più o meno calma piatta. Insomma, sono una che è nata nel decennio sbagliato (e meno male, ricordava sempre quel sant’uomo di mio padre).

Per questo (e non solo per questo, ma ci siamo capìti) le manifestazioni studentesche di questi giorni mi sembrano una gran bella cosa. Mi auguro che non si sfoci nella violenza e spero davvero che i discorsi di Kossiga siano quelli che il Maestro chiama vagiti di vecchio, però è bello vedere che i giovani, i ragazzi, gli studenti hanno il coraggio di dire no, in Italia sembrano essere gli unici.

La cosa che più mi ha sconvolto è il fatto che anche il dring, in genere molto compito e irreprensibile, ieri è sceso in piazza. Si è allontanato per due lunghe ore dal tavolo da lavoro, ha mollato l’osso del pc, ha spento per 120 lunghi minuti il fuoco sacro della ricerca ed è andato a una manifestazione. Lui è uno di quelli che se occupano una stazione prima comprano il biglietto, e ce lo vedo mentre attacca un pippone di massimo due-tre minuti (se durasse di più poi dovrebbe stare zitto per due settimane) al vicino o mentre chiama “cretinetti” o “stupidino” il responsabile del Provveditorato agli studi. La sua sarà stata comunque una protesta molto zen e composta, ma è stata pur sempre una protesta, se ha mojado, come si dice in spagnolo, e ha dimostrato (non a me, lo so da tempo, ma al resto del mondo) che il sangue caliente degli spagnoli non è una leggenda.

Viva Marx, viva Lenin (che è l’autore della battuta sulla stazione), viva il dring-tze-tung!

Ah, be’, se era un’idea di Berlinguer… 23 ottobre 2008

Posted by chiaradavinci in Internazionale.
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Scioccata, ricevo e pubblico.

Preokkupazioni 21 ottobre 2008

Posted by chiaradavinci in supercalifragilisti.
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Mi sono sempre chiesta perché in Italia, a differenza degli altri paesi, le scuole private sono tutte cattoliche e tutte meri diplomifici. Ne ho anche parlato spesso con i miei suoceri, che in Spagna hanno mandato i figli a una scuola privata (una scuola tedesca) perché non erano soddisfatti di certi servizi della scuola pubblica, e che non capiscono la nostra situazione. Perché uno dovrebbe pagare per vedere il figlio uscire da scuola indottrinato e ignorante?

Oggi il dring mi ha mandato questo link, che spiega molte cose. E mi ha fatto notare anche che adesso il processo si sta estremizzando ed estendendo anche alle università.

Sveglia, Italia.

Dai diamanti non nasce niente… 18 aprile 2008

Posted by chiaradavinci in Senza categoria.
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In tedesco esiste una parola meravigliosa, Trümmerliteratur. E’ meravigliosa a causa di e nonostante tutto quello che implica, diciamo che è soprattutto meravigliosa a posteriori. Trümmer vuol dire macerie, rovine, frantumi, in senso lato anche spazzatura e la Trümmerliteratur è la letteratura che è sorta nel dopoguerra, a seguito della dittatura nazista. E’ la letteratura della rinascita culturale di un paese che non ha avuto nemmeno modo di nascondersi dietro alla Resistenza, la letteratura di chi ha ricominciato da capo dopo un periodo di cui non si poteva salvare nulla. Noi abbiamo avuto il Neorealismo, che personalmente ritengo una delle più belle e appassionanti invenzioni italiane, ma è tutta un’altra cosa. Abbiamo puntato tutto sull’aderenza alla realtà, terribile quanto vi pare, ma a una realtà nuova (anche se per modo di dire). I tedeschi invece hanno creato una letteratura dalle macerie, dai resti della barbarie, hanno fatto davvero nascere i fiori dal letame.

Ecco, per me questa batosta elettorale dovrebbe dare la spinta a una Trümmerpolitik che abbia davvero la forza di ripartire non da zero, ma dalla desolazione con cui ci guardiamo in faccia dal panettiere, dal dentista, mentre portiamo i bambini a scuola e il cane dal veterinario.

E’ stata una sconfitta radicale, totale e distruttiva. E’ inutile stare qui a disquisire se è più colpa del Partito Democratico o della Sinistra Arcobaleno. E’ colpa di tutti in ugual misura, perché non ci siamo messi d’accordo. E’ vero come diceva anni fa Bertinotti che non è possibile sommare le pere e le mele. E’ difficilissimo tenere unita una coalizione che va dalla Binetti (la Binetti, giuro, io quella donna la sogno la notte e mi sveglio con le ferite da cilicio) a Turigliatto, però con un minimo d’impegno si può fare.

L’unica cosa bella della terribile ideologia del ma anche – tipica, tipicissima italiana – è l’apertura al dialogo. Vediamo di metterla in pratica d’ora in avanti e di non pestarci i piedi per le minime cose.

Dobbiamo ripartire prima di tutto da una nuova classe politica. Il PD almeno un minimo sforzo l’ha fatto, ma non basta. Se il vento fischiava ora fischia più forte e si deve portare via tutti gli sconfitti, come succede sempre nelle democrazie che sono tali davvero.

Poi dobbiamo ripartire da quel Non perdiamoci di vista detto a San Giovanni qualche anno fa. Purtroppo ci siamo persi di vista perché ci è mancato il collante unico di quell’esperienza, e cioè – come abbiamo detto qua – il non-con-luismo. Quel collante non è stato un punto di partenza, ma un punto di arrivo, e appena Berlusconi se n’è andato, ci siamo sparpagliati e impegnati di nuovo nelle nostre dispute da orticello.

Ripartiamo da quello, adesso che ce n’è di nuovo bisogno, per costruire un’alternativa chiara.

Di libri, prassi e buone maniere 31 ottobre 2007

Posted by chiaradavinci in traduzione.
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A me piace molto fare opera di scouting letterario. Ordino i miei bei librini tedeschi su Amazon, me li leggo per benino, preparo delle accurate schede di lettura e poi cerco la casa editrice cui presentarli.

Mi piace ed è anche un ottimo investimento per il futuro.

La settimana scorsa ho scritto a tre case editrici tedesche per sapere se avevano già venduto i diritti di altrettanti romanzi. La prima che mi ha risposto lo ha fatto con estrema gentilezza, dopo un paio d’ore. Chiamandomi per nome, mi ha detto che purtroppo il libro è già in traduzione ma che d’ora in avanti mi avvertiranno ogni volta che avranno delle nuove uscite e che si augurano che in una prossima occasione andrà meglio. Le altre due mi hanno risposto subito dopo, sempre chiamandomi per nome e dicendo che per l’Italia si affidano a un’agenzia. Mi hanno invitato a scrivere alla stessa, dicendo che avevo parlato con loro e che loro erano d’accordo con che preparassi una scheda di lettura da presentare alle varie case editrici italiane, qualora i diritti non fossero ancora stati venduti. Detto fatto.

Dopo quattro giorni (non poche ore, quattro giorni) mi è arrivata questa risposta:

continua a leggere…

Di matematica e imbecilli 12 ottobre 2007

Posted by chiaradavinci in beato il popolo....
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Uno, due e tre.

Ecco le prove lampanti del fatto che gli imbecilli e le persone intelligenti sono distribuiti equamente in ogni nazione. Ora non chiedetemi, come fa regolarlmente il dring, di quale tipo di distribuzione sto parlando, perché non è aria.

Nessuno, poi, mi toglie dalla testa che se l’America fosse un paese democratico1 il mondo negli ultimi sette anni sarebbe stato molto diverso.


1Gore aveva preso più voti di quell’altro.

io poeta, io buffona, io anarchica, io razzista 4 ottobre 2007

Posted by chiaradavinci in Senza categoria.
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Non avrei mai creduto di avere a 36 anni il mio primo pensiero razzista. Invece ieri è successo. Un Geistesblitz che mi ha illuminato e sconvolto allo stesso tempo. Ho capito che ci sono elementi costitutivi di un popolo, che lo rendo unico e inimitabile.

Ho steso il primo punto del mio personalissimo manifesto della razza italiana:

il vero italiano è rotondarepellente.

N.B. Questo non è un mandala, né una proiezione metafisica, ma semplicemente l’indice indiscusso della civiltà di un paese.